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Pescara, 28/04/2026
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Data: 17/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Abruzzo, le inchieste hanno travolto la politica. Nel 2006 parte la catena di arresti. Cancellati due sindaci e un presidente

Il sistema Montesilvano fa crollare l'ascesa del sindaco Cantagallo

PESCARA. È cominciata due anni fa la catena di arresti e inchieste che ha colpito al cuore il centrosinistra abruzzese. Cancellato tre amministrazioni. Disarcionato due sindaci, Montesilvano e Pescara. E il presidente della Regione. Storie diverse per ognuna di queste inchieste. Episodi per i quali ognuno degli indagati risponderà nelle aule dei tribunali e alla propria coscienza, ma un filo rosso unisce l'azione degli inquirenti. Quel filo si chiama rapporto opaco tra amministrazioni pubbliche e imprenditoria privata. E come era già avvenuto per le vicende di Montesilvano e della Regione, prima ancora per la maxi-inchiesta sulla finanziaria regionale, e oggi per Pescara, proprio gli sviluppi di queste indagini hanno creato un solco ancora più profondo nel rapporto tra la classe politica e i cittadini. Prova ne è il rifiuto da parte di mezzo milione di abruzzesi di recarsi alle urne per eleggere il nuovo presidente. Ma torniamo alle inchieste. Cominciando dalla prima. Chiamata dagli inquirenti «Ciclone», spazzò via la giunta di Montesilvano. Enzo Cantagallo, quel 15 novembre 2006, viene arrestato all'alba nella sua casa. Per la Procura, Cantagallo intascava tangenti da imprenditori in cambio di favori in appalti e nella realizzazione di palazzi.
Il «Ciclone» di Montesilvano rivela un metodo adottato dagli inquirenti che, fatte le dovute proporzioni, si rintraccia nell'operazione che l'altra sera ha portato agli arresti di D'Alfonso. A Montesilvano come a Pescara gli arresti arrivano alla fine di una lunga azione investigativa. Una serie di perquisizioni e sequestri di atti si susseguono in Comune. Gli uffici dell'Urbanistica sono quelli più visitati a Montesilvano. A Pescara si aggiunge l'ufficio del Patrimonio. Le inchieste sono diverse. E investono più settori. La Mobile di Pescara, guidata da Nicola Zupo, realizza l'indagine vera e propria sotto la supervisione del pubblico ministero Gennaro Varone. Sarà proprio Varone a chiedere l'arresto di Cantagallo nel 2006 e oggi di D'Alfonso. E oggi, come due anni fa, sarà il gip Luca De Ninis a concedere la misura cautelare. Proprio la presenza giornaliera degli investigatori negli uffici fa sì che di queste inchieste si parli a lungo anche prima dell'epilogo, drammatico. Ma c'è un altro elemento che lega le inchieste a carico dei sindaci di Montesilvano e Pescara. Entrambe sono partite nello stesso periodo. Nella primavera del 2006.
Segue un altro percorso, invece, l'inchiesta sulla sanità regionale. Un'inchiesta che solo di rado concede spazi alla cronaca di giornali e tv. Così quando il 14 luglio scorso, alle 7 del mattino, viene data la notizia dell'arresto di Ottaviano Del Turco, dell'assessore Antonio Boschetti, del capogruppo Pd Camillo Cesarone, di Lamberto Quarta, Gianluca Zelli, Luigi Conga e di altri 4 ai domiciliari, la sorpresa è maggiore. Non solo per lo spessore dell'esponente politico coinvolto in quella che viene definita come l'inchiesta della maxi-corruzione, ma anche perché l'indagine sembrava naufragata, come tutte le altre riguardanti la sanità che negli anni scorsi erano partite e mai approdate ad alcuna conclusione. La notizia finisce anche all'estero. Il terremoto della sanità abruzzese, a sua volta, è legato a una costola dell'inchiesta sulla Fira, la finanziaria regionale dell'ex presidente Giancarlo Masciarelli. Un'indagine, questa, che nasce nell'ottobre 2006 e che è considerata «la madre di tutte le inchieste». Il 27 ottobre Masciarelli, insieme ad altre 10 persone, viene arrestato dalla Finanza per una truffa da 16 milioni di euro commessa ai danni della Regione con i fondi Docup. Un'inchiesta che coinvolge, stavolta, amministratori di primo piano del centrodestra, tra cui l'ex assessore Vito Domenici. La Procura, che ricostruisce tutti i passaggi dei progetti-fotocopia presentati per ottenere finanziamenti in maniera indebita, accerta anche un passaggio di un milione di euro di fondi in nero finiti nelle casse di Forza Italia per finanziare la campagna elettorale. Insomma, nessuna parte politica pare essere immune dall'abbraccio «mortale» con i soggetti privati. Il 2008 è l'anno nero delle inchieste sulla corruzione. A gennaio c'è una coda del Ciclone con l'ultimo arresto (ai domiciliari) dell'imprenditore Luca Bitondo, nei guai per gli appalti legati alla pubblica illuminazione. Per gli altri 36 coinvolti si arriva all'udienza preliminare. Il processo si avvicina. Poi tocca alla Regione, travolta in estate da un terremoto giudiziario-politico senza precedenti, che fa impallidire gli arresti della giunta Salini del 1992. Quindi, dopo il «sistema Montesilvano», la stessa Procura esporta il metodo a Pescara. E chiede e ottiene l'arresto di D'Alfonso.

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