PESCARA. Non è stata una buona tornata elettorale per chi ha cambiato casacca politica. Tranne poche eccezioni, chi ha girato le spalle al proprio partito d'origine abbracciando un altro simbolo è stato punito dalle urne, soprattutto se si è trattato di un salto di schieramento. Il caso più clamoroso è quello di Maurizio Teodoro, candidato nelle liste del Pdl della circoscrizione di Pescara, che ha mancato la rielezione pur conquistando 3.706 voti. Teodoro era stato eletto nel 2005 in consiglio regionale nelle liste della Margherita, aveva assunto la carica di capogruppo in Consiglio, ma nel 2008, sul finire della legislatura era passato all'opposizione nei banchi di Forza Italia. «Sono tornato a casa» aveva detto.
Ma gli elettori non hanno gradito. Stessa disavventura politica per l'aquilano Antonio Verini, eletto nel 2005 nella Margherita, eletto al parlamento nel 2006 nell'Unione (poi ha scelto di restare a Palazzo dell'Emiciclo dopo una lunga riflessione) quindi passato nei Liberaldemocratici di Lamberto Dini, che ha seguito anche quando l'ex ministro è passato dalla maggioranza di Prodi a quella di Berlusconi. Coerentemente Verini aveva chiesto la candidatura nel Pdl, ma si è dovuto accontentare della lista civica Rialzati Abruzzo, alla quale ha portato 2.518 voti nella circoscrizione dell'Aquila, tanti ma non sufficienti per guadagnare un seggio (che è andato all'ex collega d'aula Angelo Di Paolo).
Tradito dalle urne anche Benigno D'Orazio, candidato come Verini in Rialzati Abruzzo. D'Orazio ha militato a lungo in An, nelle cui liste è stato eletto nel 2005. Poi alla nascita del Pdl è passato nel partito La Destra di Teodoro Buontempo e Francesco Storace, assumendo la carica di coordinatore regionale. Ma è stata una stagione brevissima, perché D'Orazio, sempre nel corso della legislatura, è passato poi armi e bagagli in Forza Italia. Anche per lui è stato un ritorno a casa, visto che aveva già militato nel movimento di Berlusconi prima di approdare in An.
A qualcuno dei migranti politici però è andata bene. Per esempio a Carlo Masci, uno dei più inquieti tra i politici abruzzesi. Masci ha lasciato prima del voto l'Udc quando Casini ha deciso di correre da solo con il candidato presidente Rodolfo De Laurentiis e ha lanciato una sua lista, Rialzati Abruzzo, in appoggio a Chiodi. Masci ce l'ha fatta e con lui ce l'ha fatta anche un altro transfuga dall'Udc, Antonio Prospero, ex sindaco di Vasto ed ex assessore regionale, due esponenti politici che Casini sprezzantemente ha definito «traditori». A un terzo transfuga dell'Udc, Mario Amicone, consigliere regionale uscente, è andata male perché non è riuscito neanche a candidarsi.
Ma il campione dei migranti fortunati è certamente Augusto Di Stanislao, eletto nell'Italia dei Valori.
Di Stanislao era entrato in Consiglio nel 2005 in quota Ds, si era poi avvicinato alla sinistra democratica quando è nato il Pd, infine aveva optato per l'Udeur di Mastella, finendo infine folgorato da Antonio Di Pietro.