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Pescara, 28/04/2026
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Data: 18/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Tangentopoli non è mai finita». Il procuratore Trifuoggi: nessun patto col difensore del sindaco

L'INDAGINE Le prove trovate nei documenti

PESCARA. «Tangentopoli non è mai finita, quindi non mi meraviglia che determinati fatti accadano. E però, mentre una volta l'attenzione era centrata sui finanziamenti ai partiti, oggi emerge da queste vicende un maggiore individualismo: i soldi versati ai partiti non ci sono, ognuno sembra correre per sè». Mentre in tutta Italia le giunte franano travolte dalle inchieste, come avviene a Pescara, è questa la riflessione del procuratore capo della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, davanti ai giornalisti che assediano da due giorni Palazzo di giustizia.
Trifuoggi smentisce che nelle settimane scorse fosse stato stretto un accordo che evitasse l'arresto al sindaco Luciano D'Alfonso pronto a dare le dimissioni martedì, subito dopo il risultato delle elezioni regionali. «Non c'è stato alcun patto segreto tra la Procura e il difensore di D'Alfonso: non stringiamo patti con nessuno. Ci era solo stato preannunciato che il sindaco avrebbe dato le dimissioni anche da segretario del Partito democratico e ci era stato detto che sarebbero avvenute dopo il risultato elettorale. Il collega (il pm Gennaro Varone, ndr) ha ritenuto che persistessero le esigenze di misure cautelari e ha inviato la richiesta al Gip che poi ha depositato la misura cautelare alle 18 di lunedì». Tempi non prevedibili, secondo Trifuoggi «perché li decide il gip», mentre «quando la procura ha richiesto la misura cautelare non si sapeva neppure del rinvio del voto». «Sicuramente» ha aggiunto il procuratore «ci sarà un ricorso al Tribunale del riesame e in quella occasione si valuterà se il Gip ha fatto bene o no a emettere misure cautelari». Il procuratore ha sottolineato che le indagini che hanno portato all'arresto di Luciano D'Alfonso, Guido Dezio e dell'imprenditore Massimo De Cesaris, sono state di tipo «documentale»: hanno riguardato cioé accertamenti sui conti delle persone sotto inchiesta, più che dichiarazioni, mentre nessuno degli indagati ha chiesto di essere ascoltato per spiegare la propria posizione.
Nel corso del suo interrogatorio, ha spiegato il procuratore capo, D'Alfonso ha sostenuto di non sapere nulla delle presunte dazioni, affermando che eventuali passaggi di denaro sarebbero avvenuti a sua insaputa con il coinvolgimento delle persone del suo staff. Quanto all'aspetto relativo alle presunte regalìe da parte degli imprenditori e all'eventualità che si possa trattare di comportamenti disinvolti del sindaco nell'ambito di rapporti d'amicizia, Trifuoggi ha chiarito: «Noi non ci siamo occupati del regalo di un amico, ma di fatti che erano un rapporto contrattuale: "io imprenditore ti dò qualcosa personalmente e non per il Comune, e tu mi dai qualcosa che altrimenti non potrei avere"».
Trifuoggi ha confermato che, nel corso delle perquisizioni, è stata sequestrata tra l'altro una lettera di ringraziamenti dell'imprenditore Carlo Toto, patron di AirOne, al presidente del consiglio Silvio Berlusconi perché il governo si stava interessando della vicenda dell'Alitalia. Infine, rispondendo a una domanda dei giornalisti, il procuratore ha chiarito che non ci sono indagini sui fondi Urban e i Giochi del Mediterraneo che si svolgeranno a Pescara la prossima estate, al centro di polemiche e denunce politiche sui lavori e gli stipendi ritenuti d'oro.

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