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Pescara, 28/04/2026
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Data: 18/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Viaggio nella città attonita dopo lo choc. Dal Comune a piazza Salotto, la delusione e la rabbia in un'atmosfera sospesa. «Lo hanno fermato perché è cinque spanne sopra gli altri»

PESCARA. Dietro una porta chiusa a chiave, a Palazzo di città, la porta che nessuno può oltrepassare di una stanza ormai svuotata, c'è il «punto zero», il buco nero in cui è precipitato il destino della città che assiste attonita alla fine dell'uomo eletto due volte, il sindaco che amava Springsteen e Padre Pio.
È qui, al primo piano del Comune, dove Luciano D'Alfonso ha «regnato» per 68 mesi, che il tempo della città si è cristallizzato alle 22.15 di lunedì sera, quando il sindaco ha salutato per l'ultima volta i collaboratori senza sapere di andare incontro al suo arresto. Nella segreteria semideserta le luci sono basse. Lungo il corridoio, un uomo parla al telefono con qualcuno urlando tutta la sua soddisfazione perché si capisca che la caduta del sindaco per mano della giustizia è anche la sua personale resa dei conti. Un consigliere di maggioranza si tappa le orecchie per evitare di sentirlo, mentre nelle stanze dello staff qualcuno ricaccia indietro le lacrime e continua a lavorare perché si sappia invece che questi sono i giorni dell'orgoglio.
Attorno, la città scorre avvolta da rumori ovattati, con le luminarie accese lungo le strade e i negozi semivuoti nonostante il Natale vicino il giorno dopo essere rimasta orfana dell'uomo eletto il 14 aprile scorso. Scorrono i cantieri aperti, che l'amministrazione guidata dal vice sindaco Camillo D'Angelo gestirà per venti giorni ancora, fino all'arrivo del commissario: i marciapiedi in asfalto di viale Bovio che i residenti avrebbero voluto in betonella; via Di Sotto allargata con le nuove fognature che dreneranno i fiumi d'acqua lungo la collina dopo la pioggia; i tratti già costruiti della leggendaria «strada pendolo» che portano fino agli spettacolari uffici di cristallo progettati da Massimiliano Fuksas per la Fater con le sale ancora vuote e le luci già accese. Il nuovo lungomare della riviera sud, con il marciapiede largo 13 metri che corre verso il ponte del mare che D'Alfonso sognava di inaugurare a Capodanno, sotto un'esplosione di fuochi d'artificio. Da un'auto, la radio rimanda una vecchia canzone di Edoardo Bennato. «Un giorno credi di essere giusto, e di essere un grande uomo, in un altro ti svegli e devi cominciare da zero». Attorno alle edicole, gli umori della gente si condensano come l'alito gela al freddo. Chi lo amava, che adesso è addolorato e deluso: «Lo abbiamo eletto due volte, era disponibile, pronto ad ascoltare». Chi lo detestava: «Adesso spero che esca il resto, le altre tangenti, e i nomi di chi finora non è stato toccato». Chi non ha più fiducia nella politica: «Se ha sbagliato è giusto che paghi». In piazza Salotto, davanti alla scultura di Toyo Ito, i ragazzi fanno i crocchi. Un commerciante in pensione scatta fotografie, un giovane disoccupato che aderisce agli Amici di Beppe Grillo discute di riforma della giustizia. Il primo è innocentista, l'altro invoca regole. Intrappolata dentro il cristallo acrilico, la sagoma rossa galleggia tra la luce e il buio, sospesa come è la città tra il passato disegnato da un sindaco che aveva acceso speranze e rabbia e un futuro ancora incerto. Da un'altra parte, nella città virtuale di Internet, nasce il gruppo «Io sto con Luciano D'Alfonso», lanciato dai ragazzi del Pd che avevano creduto nella nuova stagione e che qualcuno, dopo l'arresto, ha visto piangere.

«Lo hanno fermato perché è cinque spanne sopra gli altri»

Sul sito del Centro rimbalzano numerosi commenti sulla vicenda D'Alfonso. Apochieti elabora un discorso articolato «Finalmente i suoi avversari saranno felici, perchè sono riusciti a fermarlo. Politicamente non ce l'hanno fatta, perché le sue capacità sono ben oltre cinque spanne sopra quelle di qualsiasi altro politico abruzzese. Personalmente lo credo innocente e sono convinto che riuscirà a dimostrarlo per un motivo molto semplice: i soldi a disposizione D'Alfonso li ha investiti sulla città di Pescara e le opere costruite e i mutamenti avvenuti nella città lo testimoniano in maniera inequivocabile. Quello che più dispiace è che in Abruzzo ne avevamo uno buono e per ora l'hanno braccato. Ora teniamoci questi quattro ignorantoni che rimangono. Auguri Luciano D'Alfonso».

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