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Pescara, 28/04/2026
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Data: 18/12/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pranzi e viaggi gratis, anche con i parenti. Negli atti il cortocircuito tra ruolo pubblico e privato dell'ex primo cittadino

PESCARA - Viaggi ad Almeria, in Spagna per i giochi del Mediterraneo 2005, in Usa, a Venezia e Malta; colazioni di lavoro al ristorante dell'hotel Majestic a Roma. Tutti episodi che vengono contestati a Luciano D'Alfonso in relazione al suo rapporto amichevole con l'imprenditore Carlo Toto in particolare, quello che si aggiudicò la gara di appalto per le aree di risulta. Episodi in cui l'ex primo cittadino coinvolge anche alcuni suoi familiari: moglie, figlio, sorella, nipote e via dicendo, in un mix di pubblico e privato disinvolto che lo ha finito per mettere nei guai e gli è costato la poltrona di sindaco. Lui si è sempre difeso da queste accuse che viaggiano ormai da mesi nel tam tam politico-amministrativo, sostenendo una sua amicizia stretta con l'imprenditore risalente a tempi lontani, ma che comunque è stata interpretata in maniera diversa dal Pm Gennaro Varone e dal gip Luca De Ninis che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Usare la ditta De Cesaris, che vince insieme a Delta Costruzioni la gara di appalto per i cimiteri, per ristrutturare la sua abitazione privata diventa a questo punto un passaggio rilevante ai fini penali. Certo, e questo è giusto sottolinearlo, il divario fra l'enorme valore degli appalti in discussione (quello dei cimiteri e soprattutto quello dell'area di risulta per 60 milioni di euro) e le briciole che figurano nel capo di imputazione (dai 3 ai 15 mila euro, oppure un viaggio con il Falcon di Toto con spesa di 25 mila euro di carburante) lascia un po' perplessi. Qui non sono in discussione i milioni di euro di tangenti della sanità, ma si parla di piccolissimi contributi in contropartita di enormi appalti. Ma quello che disegna il gip è comunque un sistema dove l'ex dirigente e amico di D'Alfonso, Guido Dezio, viene indicato come il «braccio operativo di una strategia politico-amministrativa di acquisizione di consenso e potere con metodi illegali, incentrata sulla figura di leader del sindaco e sostenuta da una vera e propria squadra di fedelissimi». Pagamenti che nella quasi totalità dei casi sarebbero stati fatti a Dezio dagli imprenditori, ma questo non esime, secondo il giudice, il sindaco dalle sue responsabilità «soltanto per aver delegato altri a svolgere il "lavoro sporco"».
Nel capitolo dell'ordinanza che riguarda invece la vicenda degli appalti Engineering, saltano fuori altri contributi a politici diversi. Giacomo Costantini, legale della società, che è anche socio della Edil Asfalti che secondo l'accusa ha ricevuto numerose commesse dal Comune per svariati milioni di euro, viene perquisito come quasi tutti gli imprenditori coinvolti nell'inchiesta. La polizia gli sequestra un appunto, riferito all'anno 2004, che contiene un elenco di dazioni a politici, divise tra quelle "con ricevuta" e quelle "senza", una distinzione tra finanziamenti leciti e illeciti. Con ricevuta 2.500 euro a De Dominicis presidente della Provincia, a Di Girolamo (900 euro), 1.300 a Masci (candidato sindaco), all'ex sindaco di Montesilvano Cantagallo 2.500 con e 2.500 senza ricevuta e 2.000 senza a Luciano. Costantini, sentito a riguardo, avrebbe spontaneamente ammesso di aver dato "contributi" in denaro a Dezio su sua richiesta mediante canali non bancari: in contanti per capirsi.
Di queste dazioni ci sarebbe un'altra traccia documentale: un post-it incollato su un foglio di carta contenente elenco di nomi di politici locali e funzionari, che recava il seguente appunto in corrispondenza della voce sindaco (che potrebbe anche essere quello di Montesilvano) "ho già dato: 2000 giugno - 2000 1/2 luglio".




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