Sabato l'assemblea regionale del partito, sul tavolo sconfitta elettorale e questione morale
PESCARA - Non ce lo volevano, non tutti. Il commissario poi, e che figura ci facciamo. Invece arriverà, questione di ore: Massimo Brutti, senatore e sottosegretario nel governo Prodi scioglierà la riserva stamattina. Lo ha designato Walter Veltroni martedì sera, in tempo per partecipare all'assemblea regionale del Pd che si terrà sabato pomeriggio a Sulmona. Sul tavolo sconfitta elettorale e questione morale. E l'astensionismo «impressionante» delle ultime elezioni, per dirla con Veltroni.
Terapia con elettrochoc per il Pd abruzzese. Nessun palliativo, non basta. Nè per il voto nè per la questione morale. Il segnale era già arrivato con Montesilvano, due anni fa. «Un segnale violentissimo - ricorda la presidente dell'assemblea Stefania Pezzopane - ma non è stato colto: non c'è stata nè un'espulsione nè una sospensione. E di questo passo nel centrosinistra e nei partiti si è abbassata la guardia: vale più la furbizia dell'intelligenza, più lo svelto del prudente. Una china pericolosa». Pericolosissima. Perchè arresti a parte, è la disinvoltura, è l'arroganza, è il tirare dritto che impressiona: «E' il fregarsene del giudizio degli altri, e degli elettori innanzitutto - dice un democrat anonimo e dissidente - che ci ha portati a questo punto: i comportamenti contano, eccome». Soprattutto se fai l'amministratore o il consigliere regionale.
Non è piaciuta la norma salva-portaborse, e non soltanto a Costantini. Non è piaciutata a tanti democrat, nè a Stefania Pezzopane. Non sono piaciute le promozioni a orologeria di 500 dipendenti regionali. Nè i consiglieri giramondo mentre la Regione aveva le casse a secco, e c'erano i debiti della sanità da pagare e gli aumenti di Irap e Irpef. Nè i gruppi monodose, creati apposta per assicurare maggiori guadagni a pochi privilegiati. «Non ci sono solo i comportamenti penalmente rilevanti - riflette il vicesegretario del Pd Camillo D'Alessandro - ma bisogna ripensare i comportamenti nella loro totalità, riscoprire un codice etico». Pensare più ai cittadini che al potere, più agli interessi delle città e dei territori che a quelli dei singoli amministratori. Etica al primo posto anche a Pescara dove un settore come i Servizi sociali da sempre terribilmente carenti sono stati affidati a una parlamentare, assente tutta la settimana. «Non c'era motivo nè necessità, a farne le spese sono naturalmente i cittadini, e in questo caso quelli più bisognosi». «Tanto che pensavamo di creare una struttura di supporto - spiega il vicesindaco di Pescara Camillo D'Angelo - proprio per far fronte alle assenze dell'assessore». Pensa tu.
Ma sarà vero che il Pd metterà giudizio? «Con i pannicelli caldi non andremo da nessuna parte - dice Pezzopane - la mazzata è stata forte e al Pd è mancato un buon dieci per cento di voti. Ha pesato tutto: il comportamento della Regione, le questioni nazionali, le liste, la conduzione del partito, la questione morale. Si deve cambiare: difendere gli onesti cacciando i disonesti, isolare i gesti. Fermo restando che bisogna aspettare le decisioni della magistratura». Rinnovare il partito, lasciare a casa la vecchia classe dirigente, puntare su risorse nuove: l'appello lanciato alla vigilia delle elezioni dai segretari provinciali del Chietino è rimasto lettera morta. Le primarie sono state lo schermo dietro il quale si sono nascoste candidature clientari e di bassissimo livello: ad un Pd rassegnato alla sconfitta dopo gli arresti di luglio, non è rimasto altro che piazzare fratelli e cugini per assicurare uno stipendio a chi non ce l'aveva. Con questo criterio sono stati selezionati i consiglieri da candidare a Pescara, per esempio. E il caso Di Matteo, al quale si intendeva mettere riparo candidando il figlio Luca, ha finito con l'allontanare ancor di più il popolo delle primarie dalle urne. «Sì, abbiamo parecchio da rimproverarci - dice D'Alessandro - la sconfitta e la questione morale devono farci interrogare sulla capacità del partito di esere presente nella società, bisogna ricominciare dai comportamenti». E ancor di più, suggerisce Stefania Misticoni vice segretaria del Pd, «bisogna mettere in sicurezza il partito. E cioè evitare qualsiasi tipo di comportamento che possa portare la magistratura a intervenire». E chissà se basterà.