PESCARA. Il popolo di D'Alfonso è come un leone in gabbia: vive con rabbia feroce l'arresto del suo sindaco. Dopo un primo momento di smarrimento ora si sta mobilitando. Un gruppo di cittadini, appartenente a varie aree della cosiddetta società civile, ha convocato un'assemblea spontanea dei sostenitori del sindaco per domani alle 16.
Appuntamento in municipio in concomitanza con l'inizio dell'ultimo consiglio comunale dell'era D'Alfonso. La catena di solidarietà nei confronti del primo cittadino agli arresti domiciliari si manifesta in molteplici forme. C'è chi telefona, chi manda e-mail, chi preferisce gli sms. La loro non è una difesa a prescindere del sindaco.
IL COMITATO. Alcune rappresentanti di associazioni cittadine, che si stanno unendo in comitato spontaneo, lanciano l'appello affinché «numerosi possiamo manifestare la forza della nostra solidarietà». Non è tanto sull'innocenza o sulla colpevolezza del sindaco che si discute. C'è chi metterebbe la mano sul fuoco sull'onestà e trasparenza di D'Alfonso - «Quello è un sindaco che non ha mai mangiato» - e chi sostiene che «avrà anche sbagliato, ma comunque ha cambiato volto a Pescara». Nelle ultime ore, allo sconforto iniziale sta subentrando la voglia di mobilitazione. «In tanti chiamano», dichiarano le promotrici del comitato spontaneo, «ci chiedono cosa possono fare per aiutare il sindaco. Lo sanno tutti la vita che faceva: lavorava dalle 7 del mattino alle 11 di sera. Dava appuntamenti a orari impensabili. È come il vecchio contadino, che esce la mattina presto e va avanti fino a quando non ha finito il suo lavoro. Sapeste quante scarpinate a Roma per il bene della città e le lotte con gli uffici per aiutare questo o quel cittadino!».
«Non entriamo nel merito dell'inchiesta», aggiungono, «ma quando si parla della casa di Manoppello ci viene da ridere perché ha costruito su un terreno di proprietà del padre».
Da lontano l'eco degli arresti e dell'inchiesta fa tirare in ballo la "pescaresità". Gianluca Ferri si definisce «un lettore e cittadino esterefatto e basito da questo 2008 pescarese. Io, come molti, quando andavo fuori città, mi vantavo di Pescara. Ne vantavo la bellezza, la breve ma importante storia, i suoi figli illustri, la qualità della vita, il mare, il suo hinterland fino alle montagne. Mostravo un orgoglio pescarese che traspariva in maniera, forse troppo evidente, ma assolutamente fiera. Ho cercato di far conoscere al meglio la città dove sono nato, dove vivo e dove in prevalenza lavoro. Oggi, verso la fine di questo anno orribile per la città, partendo dallo sport attraversando l'economia fino ad arrivare alla politica, con estremo rammarico devo dire che sono un po' meno orgoglioso di essere pescarese».
«Non nascondo il mio immenso dolore per quanto è successo a Luciano D'Alfonso», scrive Antonio Taraborrelli, «a cui rinnovo la mia piena solidarietà, la mia stima, il mio rispetto. Mi corre l'obbligo di ringraziarlo, da semplice cittadino, per la sua grande capacità di ascolto di tutti i problemi, grandi e piccoli, che in questi anni ho sottoposto alla sua attenzione e che ha sempre risolto brillantemente, con la sua innata caparbietà e impegno. Sono più che sicuro che uscirà completamente pulito da questa vicenda. Grazie ancora Luciano, per tutto quello che hai fatto e che farai ancora per la città di Pescara».