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Pescara, 28/04/2026
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Data: 19/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Strada Mare-Monti, una variante per favorire Toto» La modifica avrebbe provocato l'invasione di una porzione dell'oasi di Penne

PESCARA. Un'opera attesa per trent'anni modificata da una variante che invade la fascia di rispetto della riserva naturale «Lago di Penne» e che, il 26 febbraio, provoca il sequestro del cantiere da 22 milioni di euro da parte del Corpo forestale dello Stato. È la realizzazione della strada Mare-Monti il nuovo fronte d'accusa per Luciano D'Alfonso: una vicenda (al centro di altra indagine) che entra nell'inchiesta sulle presunte tangenti perché ritenuta emblematica dei rapporti tra Carlo Toto, patron di AirOne, il figlio Alfonso Toto, amministratore delegato della Toto spa, e il sindaco, all'epoca della redazione del bando presidente della Provincia. In questa gara, così come in quella per l'area di risulta, il pm Gennaro Varone rileva «clamorose illegittimità amministrative, volte ad attribuire ingenti vantaggi all'imprenditore». Alla Toto spa sarebbe stata concessa una perizia di variante «risultata predisposta dall'impresa medesima, idonea a stravolgere l'originario progetto e ad assorbire completamente l'originario ribasso». Secondo quanto emerso durante le indagini, il ghost writer del progetto fu il geometra Giuseppe Cantagallo (non indagato): a lui, nel 1991, D'Alfonso indica un certo Rapposelli per la redazione dell'elenco prezzo necessario per il computo metrico. Questi, si scoprirà, è un dipendente di Toto: «Dunque la ditta Toto ha partecipato alla redazione dell'elenco prezzi, ancor prima che la gara venisse bandita, per diretta volontà del D'Alfonso» afferma il pm. L'impresa si aggiudicherà l'appalto con un ribasso del 31,31%, il secondo maggiore ribasso tra 18 offerte anomale (con ribasso superiore alla soglia fissata) e non sarà esclusa dalla commissione perché «unica impresa che in grado di "interpretare" correttamente la procedura di calcolo». Dopo un stop provocato da ricorsi al Tar, la variante viene approvata nel 2005. «Essa comporta, con lo stravolgimento del progetto originario, un significativo aumento dell'importo dei lavori a favore dell'impresa già aggiudicataria» osserva la procura. Dalle indagini, emerge un particolare: durante una riunione «D'Alfonso aveva detto che Toto era riuscito a riprendersi l'appalto pagando un miliardo di lire alla ditta del nord (Ceffi) che aveva fatto l'offerta migliore». Un'affermazione, osserva il pm, «non può esser intesa alla lettera, ma è sintomatica sia della disponibilità dell'impresa a risolvere i contrasti con metodi illegali, sia dei rapporti privilegiati tra Toto e D'Alfonso». Avrebbe detto D'Alfonso avrebbe detto: «Con Toto ci si può parlare, è un'azienda vicina al nostro gruppo».

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