AVEZZANO. È la svolta che tutti attendevano. Una diffida indirizzata alle Ferrovie per interrompe i lavori dell'elettrodotto che attraversa il quartiere di Scalzagallo. Il documento, che segna una parziale vittoria della popolazione contro le Ferrovie e il Provveditorato alle opere pubbliche della Regione, è stato firmato dall'architetto Massimo De Sanctis, dirigente del settore Urbanistica.
Secondo quanto emerso dai convulsi incontri delle settimane scorse tra Provincia, Comune e cittadini, nelle procedure per portare avanti i lavori mancherebbe l'autorizzazione della Provincia. Per tale motivo, il 2 dicembre il Comune ha chiesto alla Provincia «di procedere a tutti gli adempimenti di sua competenza relativamente all'eventuale carenza di autorizzazione». La Provincia, a sua volta, su interessamento dell'assessore all'Ambiente Michele Fina, con una lettera del dirigente dell'Ente, Francesco Bonanni, l'11 dicembre ha chiesto al Comune di «attivare, con celerità che i lavori in corso richiedono, le procedure di vigilanza», e la «sospensione dei lavori». Ora l'ufficio Urbanistica, sulla scorta dell'assenza «del decreto di autorizzazione del dirigente dell'ufficio del Genio civile», ha preso la decisione e ha diffidato le Ferrovie dal proseguire i lavori. E' una grande vittoria per una buona parte dei residenti di Scalzagallo che temono per la loro salute ma anche di vedere le loro abitazioni svalutarsi drasticamente. Un po' meno soddisfatti, invece, i cittadini che abitano nella zona alta del quartiere, dove attualmente passa il vecchio elettrodotto che tra qualche giorno sarebbe stato disattivato e rimpiazzato dal nuovo. Infatti alla nuova linea mancano solo i cavi che forse sarebbero stati installati prima di Natale. A quel punto avrebbe iniziato a funzionare e la vecchia sarebbe stata abbattuta. Ora si attende la risposta del Provveditorato alle opere pubbliche e delle Ferrovie che potrebbero chiedere il risarcimento danni al Comune per interruzione dei lavori. Non a caso la Corte dei Conti con una lettera del 28 novembre, aveva chiesto «chiarimenti e riscontri oggettivi» al Comune e aveva aperto un'istruttoria.