Iscriviti OnLine
 

Pescara, 04/05/2026
Visitatore n. 753.671



Data: 20/12/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pescara, esplode l'ira del popolo di D'Alfonso. Consiglio comunale ad alta tensione. «Ridateci il nostro sindaco». Aula strapiena, contestati gli interventi dei consiglieri di centrodestra

I nodi della politica. Arrivano i vigili, seduta sospesa e poi ripresa. Opposizioni infuriate

PESCARA - Lu-cia-no, Lu-cia-no, Lu-cia-no. «Ridateci il nostro sindaco», «Tieni duro, Lucià, ti vogliamo bene», «Siamo tutti con te, forza sindaco» e giù applausi. Comincia con striscioni, urla, lacrime del popolo di Luciano D'Alfonso, l'ultimo Consiglio comunale dell'era del "Maradona di sinistra". Un popolo fatto di donne, uomini, ragazzi e coppiette mano nella mano che arrivano alla spicciolata e che poi cresce fino ad essere incontenibile nella sala consiliare. Nella confusione generale, i consiglieri prendono posto. Resta solo uno scranno vuoto. Il popolo di Luciano rumoreggia, ai consiglieri di centrodestra urla "mettetevi la maschera" e la seduta non riesce a cominciare. Solo la lettera di dimissioni del sindaco, letta da presidente Vincenzo Dogali, riesce a placare gli animi. Qualcuno si asciuga le lacrime, e alla fine scattano gli applausi. «Per favore, non è consentito», ripeterà per tre volte Dogali, ma gli applausi si fanno ancora più fragorosi. Tra le file dell'opposizione qualcuno pensa ad un'imboscata, ma per il popolo di D'Alfonso è un modo per esprimere solidarietà. Parleranno solo i capigruppo. Comincia è Luigi Albore Mascia che si becca fischi ed improperi di ogni genere. E lui, rivolto al pubblico: «Avete il dovere di ascoltare anche chi ha una posizione di dissenso», ma i fischi proseguono e Dogali minaccia di far sgomberare l'aula. Mascia riesce a proseguire: «Se da un lato siamo umanamente pronti a comprendere la vicenda personale del sindaco, dall'altro dobbiamo ricordare i nostri appelli alla trasparenza, le innumerevoli denunce politiche». Ed elenca l'operazione cimiteri, l'area di risulta, la vicenda del verde pubblico, le «borse di studio attribuite con disinvoltura, i mecenatismi interessati...», e apriti cielo: il popolo di D'Alfonso comincia a urlare, «fascista» gli gridano, «perciò t'hanno trombato», mentre Del Vecchio, Fusilli e Casciano escono dall'aula, indignati. La situazione diventa insostenibile e si sfiora la rissa. Seduta sospesa, Sospiri si becca un «buffone». Il senatore Pastore perde la pazienza e chiama il comandante dei vigili, Grippo; «Dovete mettere i vigili tra la gente- e prendere i nomi di chi schiamazza. Siamo un'opposizione responsabile perché, se avessimo mobilitato anche noi 200 persone, qui sarebbe scoppiato il caos». La seduta riprende. Il capogruppo del Pd Moreno Di Pietrantonio parla di «giorno di dolore, ma anche dell'orgoglio per 67 mesi di governo della città rinata e di speranza che tutto si chiarisca». Replica Carlo Masci ma, quando dice «chi si siederà in questi banchi..», qualcuno nel pubblico gli fa: «Tu no di certo, che hai cambiato 27 partiti». Silvestro Profico esprime solidarietà al sindaco dopo aver sottoscritto una lettera di Gaetano Novello con tanto di firme pro D'Alfonso, e sembra che le tante battaglie in aula appartengano al passato. L'ex vice sindaco Gianni Teodoro rivolge a D'Alfonso un attacco durissimo e viene contestato dal pubblico. Filippo Pasquali, consigliere dell'IdV si affretta a prendere le distanze dal sindaco parlando di "questione morale e di tradimento". E la folla non lo perdona. Non lo perdona nemmeno il vicesindaco Camillo D'Angelo cui è affidata la conclusione: «Non mi piace la retorica, né la solidarietà. Ma condannare una persona prima che ci sia un processo è sbagliato. Alla minoranza è consentito essere critici, ma non a chi per anni ha condiviso questa scelta e che ha voluto i marciapiedi nuovi sotto casa dei propri elettori. Se continuiamo con i veleni non faremo troppa strada». E la folla: Lu-cia-no, Lu-cia-no, Lu-cia-no.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it