«Sul Centro oli il governo non ha cambiato idea»
PESCARA. La Regione che Gianni Chiodi è chiamata a governare si trova inevitabilmente in una situazione di difficoltà, visti i conti regionali e la crisi internazionale che comincia a manifestare i suoi effetti anche in Abruzzo. Ma oggi la sfida è proprio questa, dice Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl e commissario elettorale in Abruzzo: «Partire in salita con un segno di cambiamento».
Senatore Quagliariello, qual è il suo giudizio sul voto?
«È un voto che ha un'importanza nazionale, perché qui sono state sperimentate alcune cose, e perché in Abruzzo ha suonato un campanello d'allarme per tutti: l'astensionismo».
Sedici punti in più.
Però l'astensionismo vero è di meno, perché ci sono stati fenomeni contingenti che in parte lo hanno determinato».
Quali?
«Per esempio il fatto che si è votato su una regione sola. Poi le condizioni climatiche, e infine c'è stato il rinvio delle elezioni».
Ma il segnale di disaffezione alla politica c'è stato.
«Sì, ma credo che l'astensionismo vero sia la metà di quel 16%, che è comunque un dato considerevole, di cui deve tener conto soprattutto chi governa, dando delle risposte».
La prima dovrebbe venire sulla composizione della giunta regionale.
«Questo è il primo punto. Le scelte saranno fatte dal presidente Chiodi e dal partito locale. Però, proprio perché questo voto è una scadenza nazionale, io a nome del presidente Berlusconi, direi anzi come portaparola del presidente Berlusconi, ho chiesto che la giunta risponda a un criterio di rinnovamento, che vuol dire gente nuova e una adeguata presenta femminile».
Vuol dire che chi è stato assessore nelle passate legislature non potrà esserlo in questa?
«Noi vorremmo una giunta che sia a immagine e somiglianza del governo nazionale: qualche elemento di continuità e di saggezza, ma un segno evidente di rinnovamento».
Lei manterrà la sua carica di supervisore in Abruzzo o si andrà verso un assetto più normale del Pdl regionale?
«Il passaggio di consegne è già avvenuto in campagna elettorale. È lì che abbiamo iniziato a costruire il Pdl, attraverso la creazione delle liste, e attraverso la costruzione delle liste di transizione verso il Pdl. Per esempio il risultato di "Rialzati abruzzo" è una scommessa vinta».
Rispetto a cosa?
«Noi siamo convinti che uno dei motivi per cui abbiamo vinto è stato quello di avere proposto una soluzione politica più semplice, abbiamo cioè semplificato il gioco, anche se così abbiamo perso qualcosa sul voto di lista. Però le elezioni hanno dimostrato che i candidati sono estremamente trainanti e che bisogna territorializzare la politica, legarla di più al territorio, soprattutto quando si tratta di elezioni locali. Questo ci ha insegnato Rialzati Abruzzo, che sarà un'esperienza che ripeteremo anche in altre regioni».
Il 5 gennaio verrà sciolto il consiglio comunale di Pescara e si andrà al voto. Sulla questione morale che colpisce il Pd, il Pdl è molto prudente nei giudizi.
«Le elezioni in Abruzzo hanno chiarito che il Pd ancor prima che dalla questione morale è investito dalla questione politica: il partito non ha una sua linea e si è messo sotto la tutela etica di un alleato minore».
Perché questa scelta, secondo lei?
«Il Pd pensava di sfuggire a questo mito della questione morale, legato a sua volta al mito della diversità, poi ha scoperto di esserne interessato, ma ha scoperto l'acqua calda: cioè che ci sono persone oneste e disoneste, e che questo vale per tutti. Anche per l'Italia dei valori. Nessuno ha il primato della moralità. Questa cosa ha lasciato il Pd attonito, incapace di muoversi. Noi vorremmo che risolvesse questa questione. Per quanto riguarda le singole vicende, vanno valutate caso per caso: dove ci sono situazioni che hanno a che fare con corruzione e malaffare, è giusto che la magistratura faccia il suo corso, sempre rispettando la dignità della persona. Ma noi non diamo nessuna condanna preventiva».
In queste ore fa molto discutere l'impugnativa del governo alla legge regionale che blocca il Centro oli. Per l'Italia dei Valori si tratta di un voltafaccia dopo le promesse elettorali di Berlusconi.
«Quella dell'Idv è una posizione rozza e superficiale. Quella legge ha profili di incostituzionalità che un governo centrale non può far finta di non vedere. Ma questo non vuol dire che la posizione del governo sia cambiata. Il problema è di arrivare a quel risultato con strumenti idonei a supportarlo».