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Data: 20/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Industria, crollo di fatturato e ordini. Allarme di aziende e sindacati: provvedimenti urgenti per le piccole imprese

Il calo delle vendite a ottobre è stato del 6%, quello delle commesse del 12%. Risultati preoccupanti dall'indagine mensile da parte dell'Istat Segnali negativi anche per i prossimi mesi

MILANO. Arrivano pessimi segnali dal mondo dell'industria. Ieri l'Istat ha comunicato i dati relativi al mese di ottobre: sono in forte calo il fatturato e gli ordinativi. E se ottobre è il primo mese del quarto trimestre, c'è da ritenere che questo ultimo scorcio di 2008 ci offrirà solo conti in rosso. Davanti a dati tanto allarmanti, ecco gli interventi di sindacalisti e imprenditori. Insieme chiedono il sostegno del governo, perchè imposti una politica che possa dare il via alla ripresa dei consumi e quindi dell'economia.
Vediamo un po' di cifre.
Vendite in calo. A ottobre il fatturato dell'industria italiana è in calo del 6% rispetto allo stesso mese del 2007. Secondo l'istituto di statistica, la diminuzione del fatturato è stata del 6,6% sul mercato italiano e del 4,1% sul mercato estero. Rispetto al mese di settembre 2008, il calo è stato del 4,3%. Però c'è un dato positivo e si riferisce ai primi dieci mesi del 2008, quando il fatturato complessivo è aumentato del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2007. A pesare su questi dati è il settore dell'auto. Complessivamente le aziende automobilistiche hanno registrato un calo di vendite del 14,2%. Più pesante è stato il calo sul mercato italiano (-19%) mentre le vendite all'estero sono scese del 7,5%. Ma il settore auto vede nero anche per i prossimi mesi, se è vero che sono in drastico calo anche gli ordinativi, cioè le prenotazioni di autoveicoli da parte delle concessionarie: sono scesi del 20,7 sul mercato interno e del 35,6% su quello estero, per un media totale del 27%.
Sempre a proposito di fatturato, non va molto meglio per le industrie tessili e dell'abbigliamento (-12,2%) e non si salvano gli articoli di gomma e le materie plastiche (-11,3%). Male anche la produzione di macchine e apparecchi meccanici (-10%). Cresce (+4,3%) l'estrazione di minerali, il settore delle raffinerie di petrolio (+1,5%), quello del tabacco e degli alimentari (+0,5%). In calo (ma questo è un bene) il fatturato del settore energia (-9,7%) a causa del brusco ridimensionamento del prezzo del petrolio.
Gli ordini. Alle industrie italiane arrivano sempre meno ordini. A ottobre il calo è stato del 12,2% rispetto allo stesso mese del 2007 e questo è il dato peggiore dal dicembre 2001 quando, dopo l'attentato dell'11 settembre, il mondo sembrava sull'orlo di una guerra mondiale. Secondo l'Istat, il calo deriva soprattutto da una diminuzione del mercato estero (-13,6%) ma è brutto anche il dato del mercato interno (-11,4%). Il dato, però, resta positivo (+0,5%) se si confrontano i primi dieci mesi del 2008 con lo stesso periodo del 2007.
Preoccupati.I dati sono peggiori delle previsioni che alcuni economisti avevano fatto nei mesi scorsi. Un calo era atteso, ma non di queste proporzioni. «Gli indici - dice Marco Valli di Unicredit - erano già negativi, ma adesso preoccupa il settore dell'auto, anche per il peso che riveste nella nostra economia». E preoccupa anche il calo di due settori da sempre trainanti, come gli apparecchi meccanici e l'abbigliamento».
«Si vedono chiaramente i riflessi della crisi mondiale, perchè gli ordinativi rallentano sia dall'Italia che dall'estero - dice Mirko Porciatti di Montepaschi - ma proprio le vendite all'estero hanno fatto da traino per l'economia italiana negli ultimi due anni».
Il calo degli ordinativi, in una fase di recessione, fa scendere le scorte di magazzino in quanto cresce l'invenduto (e per questo le imprese ricorrono alla cassa integrazione). I primi segnali di ripresa, dunque, arriveranno quando le imprese cominceranno a smaltire le scorte.
Il grido di dolore. «Urgono provvedimenti a favore delle imprese - dice Paolo Galassi, di Confapi - perchè la piccola e media impresa regge il 98% dell'economia italiana. Bisogna detassare gli utili reinvestiti in innovazione e abolire l'Irap sul costo del lavoro. Bisogna riportare il lavoro e l'impresa al centro del sistema economico: solo così chiuderemo questo capitolo buio».
I sindacati, invece, chiedono interventi a favore dei redditi e a tutela dell'occupazione. «Con bassi salari e basse pensioni - dice Susanna Camusso della Cigl - si assiste per forza ad un rallentaento dei consumi. Il governo prenda provvedimenti per aiutare i redditi più bassi».
«La crisi accelera - dice la Cisl - e diventa urgente un incontro con il governo». «La situazione rischia di peggiorare e il governo deve intervenire su salari e fisco. Chiediamo la restituzione del fiscal drag», ribattono all'Ugl.

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