La bufera sul Comune. Il gip concentra le domande su area di risulta, manifesti, cimitero. E il 24 decide se revocare l'arresto
Cinque ore di interrogatorio ieri e tre giovedì scorso. Luciano D'Alfonso, l'ex sindaco di Pescara che gran parte della città reclama (applaudito dai suoi sostenitori all'uscita del tribunale), si è giocato tutte le carte ieri davanti al gip che lo ha arrestato sei giorni fa per presunte tangenti. Una difesa della sua vita politica messa a dura prova da un'ordinanza "sofferta", o come sembra sia stata definita, "al limite" che comunque i suoi danni li ha prodotti. Tutto in assenza del Pm Varone che ieri è rimasto in aula soltanto il tempo di comunicare la sua decisione di non assistere all'interrogatorio. E alla fine il legale Giuliano Milia, dopo la discussione per smontare i gravi indizi e dunque le esigenze cautelari, ha chiesto la revoca degli arresti sulla quale il gip si esprimerà il 24. E che le tre ore passate davanti al gip De Ninis giovedì scorso abbiano avuto un effetto positivo sullo stesso giudice che ha seguito con estrema attenzione e sensibilità questo lungo faccia a faccia con l'ex primo cittadino, si è capito proprio dalla scaletta che il giudice ha impresso all'interrogatorio. Un breve riassunto della puntata precedente e poi la richiesta di chiarimenti su alcuni argomenti specifici alla base dell'ordinanza di arresto, i punti cardine su cui si dovrebbe reggere tutta l'accusa: la gara di appalto per le aree di risulta, quella sui cimiteri e i manifesti realizzati dalla tipografia Brandolini, l'unico episodio di presunta concussione. Sulla gara che si aggiudicò l'imprenditore Carlo Toto, quella dell'area di risulta, la difesa ha avuto gioco facile in quanto è tutto documentato. D'Alfonso, carte alla mano, ha precisato punto per punto quanto chiedeva il gip e dunque che quei 4000 posti auto che rappresenterebbero il favore fatto a Toto, sono sempre stati nel bando. O meglio erano sì stati tolti dopo le lamentele dei commercianti, ma poi erano stati reinseriti ufficialmente e il Comune ne aveva dato notizia ad ognuna delle otto ditte che risposero all'invito e che dopo si tirarono indietro in quanto ritennero la gara antieconomica. Tutto alla luce del sole, secondo l'ex sindaco, e tutto nero su bianco. «Un bando - avrebbe detto D'Alfonso - severo e aperto a tutti dove non c'era una virgola di favoritismi».
E così anche per i cimiteri. L'estensione della manutenzione e della gestione è prevista dalla legge - avrebbe detto D'Alfonso - spiegando che venne fatto tutto per gravare il meno possibile sulle casse del Comune. La collettività si avvantaggia perchè la gestione dei cimiteri era diventato un problema, il Comune non tirava fuori i soldi e l'imprenditore che curava la manutenzione e la gestione era soddisfatto.
«Il Comune le cose le deve far conoscere - ha aggiunto D'Alfonso parlando della questione dei manifesti - noi non abbiamo contenzioso perchè il cittadino conosce tutto quello che facciamo». Il suo compito, avrebbe spiegato al Gip, era quello di dare l'indirizzo politico, di sviluppare l'idea, poi dal punto di vista tecnico e della realizzazione c'erano i dirigenti e tecnici che se ne occupavano, così come per i manifesti.