PESCARA. Ieri pomeriggio Franco Marini, leader nazionale del Pd, presidente emerito di Senato, era nel suo Abruzzo. Giornate difficili per lui e il partito, il Pd. Marini è stato prima a Sulmona, all'assemblea del Pd e poi, ieri sera a Pescara, per il saluto del Prefetto alle autorità. Lo abbiamo raggiunto per capire come sta vivendo le giornate tumultuose della politica. Che ha uno dei suoi epicentri proprio in Abruzzo.
Proprio nel suo intervento di Sulmona, Franco Marini ha spinto gli ex Ds e tutto il partito ad essere leali con le scelte fatte.
Presidente Marini, nel suo Abruzzo il Pd è commissariato, ieri è arrivato Massimo Brutti nominato dalla direzione nazionale. Un brutto colpo per lei?
«Sì è dura, ma per primo l'ho chiesto io, perché l'accaduto è sconvolgente, è stato posto ai domiciliari non solo il sindaco di Pescara, ma nella stessa persona il segretario regionale dal partito, che da tutti era ritenuto il nostro leader politico regionale».
Prima Del Turco ora D'Alfonso, queste vicende l'hanno turbata?
«Certamente. Voglio dire senza ambiguità che ho sempre amato anche la politica abruzzese e non ho trascurato la mia regione, malgrado gli impegni nazionali. Prima l'alleanza di centro sinistra, che partì con le regionali del 1995, e poi la costruzione del partito democratico hanno visto il contributo della mia passione e del mio lavoro. Questo malgrado il gravosissimo impegno di presidente del Senato della Repubblica dal 2006 al 2008».
Il centro sinistra in Abruzzo è in grave difficoltà. La Regione è tornata al centrodestra e ora si rivoterà a Pescara.
«Sì non c'è dubbio che quello che è accaduto a Del Turco e D'Alfonso ha sconvolto un lavoro che negli ultimi anni, con il contributo di molti, ha registrato continui successi».
In questo momento, che cosa prova nei confronti della magistratura: risentimento?
«Io per la mia cultura e per le responsabilità istituzionali ricoperte non metto in discussione le iniziative della magistratura. Voglio dire però chiaramente che siamo di fronte a persone indagate. Non a persone colpevoli. E nel caso di Del Turco le indagini vanno avanti, ma per ora, per quanto ne possiamo sapere non mi pare risultino prove definitive. Per D'Alfonso, dalle prime notizie che si hanno, l'impianto accusatorio mi pare oggettivamente fragile».
A Pescara caso unico, il sindaco anche dopo l'arresto conserva una grossa popolarità. In consiglio comunale centinaia di persone hanno seguito i lavori e lo hanno invocato. Ieri, applausi in tribunale dopo l'interrogatorio. Si aspettava una reazione del genere?
«Non ne sono affatto sorpreso, perché buona parte della città ha apprezzato chiaramente le realizzazioni fatte per Pescara da D'Alfonso e dalla sua giunta».
Agli inquirenti che cosa si sente di dire?
«Da parlamentare abruzzese rivolgo un rispettoso appello all'autorità giudiziaria perché affretti, per quanto possibile, la conclusione delle indagini».