PESCARA. Per Luciano D'Alfonso è arrivato il momento della verità. Oggi è il giorno della prova del nove, dopo lacrime, applausi e 8 ore di deposizione durante le quali si è difeso a spada tratta su tutti i passaggi dell'accusa che gli è costata l'arresto. Sarà la voce di un imprenditore, arrestato perché accusato di aver pagato presunte tangenti e fatto favori al sindaco in cambio di un appalto d'oro, a dire se la difesa di D'Alfonso pesa più di 100 pagine di accuse del pm Varone.
E' Massimo De Cesaris, 42 anni di Francavilla, l'imprenditore che oggi alle 10 comparirà davanti al gip, Luca De Ninis. Anche De Cesaris, difeso dagli avvocati Marcello Russo e Manuel De Monte, è agli arresti domiciliari per corruzione perché il pubblico ministero Gennaro Varone sostiene che avrebbe ritrutturato gratis la casa di D'Alfonso in via Salita Zanni a Pescara; pagato 5mila euro a Guido Dezio, uomo di fiducia del sindaco, per la campagna elettorale del 2006; versato 8.400 euro a un giornalista pescarese perché a chiederglielo era stato D'Alfonso e pagato una parte delle parcelle di due consulenti nominati dal Comune (l'avvocato Marco Mariani e Francesco Ferragina) per valutare e approvare l'operazione di privatizzazione dei due cimiteri di Pescara. Tutto ciò in cambio di cosa? Secondo la procura si tratterebbe di tangenti pagate per l'operazione-camposanti, un proict financing da 18 milioni di euro.
Sembra che De Cesaris non si sottrarrà all'interrogatorio di garanzia. Ribatterà alle accuse che, a prima vista, tradiscono un evidente disvalore tra la somma che l'imprenditore avrebbe versato e i benefici ottenuti. Più che di una tangentopoli, l'inchiesta assume sempre di più i contorni di una serie di casi di finanziamenti illeciti al partito con somme peraltro non elevate.
Ma il quadro deve essere ancora completato sia dagli investigatori che in queste ore stanno eseguendo altre perquisizioni, nonostante i due anni di indagini finora trascorsi, sia dal gip De Ninis che, subito dopo De Cesaris, interrogherà due indagati dello staff del sindaco, l'avvocato e consigliere comunale del Pd di Francavilla, Fabrizio Paolini, difeso dall'avvocato Marco Femminella, che l'accusa indica come autista-factotum di D'Alfonso, i cui stipendi (per 72mila euro) sarebbero stati pagati da Carlo Toto, e il dirigente Marco Molisani, difeso dall'avvocato Vincenzo Di Girolamo, che tra l'altro seguì l'iter del project financing dei cimiteri insieme con il geometra Giampiero Leombroni, oltre a essere coinvolto nel filone d'inchiesta sulla fondazione «Europa prossima», considerata dalla polizia «cassaforte» dei finanzimenti politici a D'Alfonso. Su Paolini e Molisani pende la richiesta di interdizione dai pubblici uffici che il gip deciderà dopo il faccia a faccia di oggi.