Iscriviti OnLine
 

Pescara, 04/05/2026
Visitatore n. 753.671



Data: 22/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Un comizio ha accelerato l'inchiesta. Il sindaco ignora il no del prefetto e va in piazza a inaugurare la fontana

PESCARA. Il sindaco Luciano D'Alfonso viene arrestato lunedì scorso, 15 dicembre, alle 22,30. Ma qualche giorno prima si consuma un retroscena che accelera l'inchiesta e anticipa il blitz della polizia in casa del sindaco. Un carteggio tra il prefetto di Pescara, Paolo Orrei, e D'Alfonso finisce per convincere il giudice per le indagini preliminari, Luca De Ninis, a firmare prima l'ordinanza di custodia cautelare.
Il prefetto, nella sua missiva al sindaco, consiglia a D'Alfonso di soprassedere al suo intervento pubblico, domenica 14 dicembre, primo giorno di voto per le elezioni regionali, all'inaugurazione in piazza Salotto della fontana dell'architetto giapponese Toyo Ito. Per due motivi di opportunità, in sintesi, il prefetto invita D'Alfonso a rinunciare a quell'intervento pubblico: il primo, per rispetto del silenzio elettorale; il secondo perché il sindaco aveva già firmato la sua lettera di dimissioni, che sarebbe stata formalizzata appena due giorni dopo l'inaugurazione. Di fatto D'Alfonso non è più sindaco quando il prefetto gli scrive, ma preferisce non seguire il consiglio di Orrei e, dopo avergli risposto, partecipa al taglio del nastro della nuova fontana e parla dal palco.
Il suo è un intervento-comizio che anticipa di appena 24 ore l'arresto. Alle 18 del giorno successivo, lunedì 15 dicembre, il giudice De Ninis infatti firma l'arresto. L'atto viene consegnato al pm Gennaro Varone che, dopo quattro ore, lo fa eseguire dalla Squadra Mobile senza dare il tempo al sindaco di ufficializzare le proprie dimissioni per la mattina del giorno successivo.
Solo alla luce di questo retroscena è possibile capire una delle frasi-chiave dell'ordinanza di custodia cautelare con cui il gip spiega perché l'esigenza di arrestare il sindaco di Pescara non sarebbe venuta meno neppure di fronte alle sue dimissioni. D'Alfonso, afferma De Ninis, avrebbe mantenuto intatti poteri e rapporti «perché non si può credere che questi si dissolvano magicamente per effetto di dimissioni evidentemente strategiche».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it