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Pescara, 04/05/2026
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23/12/2008
Il Centro
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Settimana corta: Epifani apre, il Pd frena. La Cgil chiede un quadro di tutele, anche per i precari. Sacconi insedia una task force |
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Nelle aziende in crisi «lavorare meno pur di lavorare tutti» ROMA. Lavorare anche meno pur di lavorare tutti. Lo slogan che ha coniato il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, ne ricorda un altro, pensato per la lotta politica in momenti di sviluppo economico. «Si può andare in cassa integrazione per una parte della settimana - spiega il ministro - e lavorare per la restante. L'Italia ha un robusto sistema di ammortizzatori sociali che permette di spalmare un minor carico di lavoro su più persone». Settimana di 4 giorni lavorativi e uno di cassa integrazione. Di ieri la prima riunione dell'Unità di tutela dell'occupazione (presieduta dal sottosegretario Viespoli e che vede all'interno i presidenti di Inps, ItaliaLavoro e Isfol). «Esaminate le scelte da adottare», dice una nota a fine riunione. Certo anche la settimana corta. L'idea è semplice, neppure nuova. Raccoglie la disponibilità a parlarne della Cgil, dell'Ugl. Nel Pd apre al dialogo Enrico Letta, ma a condizione che si apra una discussione su tutti gli ammortizzatori sociali (anche per i precari), mentre il segretario Walter Veltroni frena. «Non corro dietro alle proposte dei singoli ministri - dice il segretario del Pd - quando ci sarà una proposta del governo la valuteremo». Più duro ancora Pierluigi Bersani, ministro dell'Economia del governo ombra del Pd: «Il governo mi sembra piuttosto sconclusionato. Sono ancora attivi gli strumenti che alludevano all'idea che per uscire dalla crisi bisognasse lavorare di più. Adesso, improvvisamente, dicono che bisogna lavorare di meno. Consiglierei un riordino delle idee». In effetti buona parte degli aiuti alle imprese e ai lavoratori previsti nella Finanziaria, passa per la detassazione degli straordinari, misura quanto meno superata dagli eventi. «Dopo aver causato danni indicibili all'occupazione detassando gli straordinari e incentivando a restare il più a lungo possibile al lavoro - dice Sergio D'Antoni, responsabile Mezzogiorno del Pd - il ministro Sacconi si scopre a favore della settimana corta». Non solo, l'idea della settimana corta qualche dubbio lo solleva. Uno lo esprime Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, pronto comunque a discutere il progetto: «Sì a strumenti di solidarietà a patto che siano inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro, non escludano i lavoratori precari e - sottolinea Epifani - non costituiscano una furbizia per evitare al soggetto pubblico di investire tutte le risorse necessarie». Il governo, insomma, non pensi di risparmiare i soldi per cassa integrazione e indennità di disoccupazione facendo la settimana corta. Sacconi alla sua ipotesi ci crede. Soprattutto per una ragione: si può fare subito. «Non abbiamo bisogno di norme di legge - dice Sacconi - questo si può fare con accordi. Abbiamo bisogno di qualche piccolo sbottigliamento delle capacità operative di alcuni strumenti. Noi abbiamo "attrezzi" che ci consentono di distribuire su più persone il minore carico di lavoro sostenendone anche il reddito per quella parte di ore non lavorate, così che possa essere anche un lavorare meno, ma il guadagnare di meno possa essere impercettibile».
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