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Pescara, 04/05/2026
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Data: 23/12/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Cimiteri e caso Toto: gli indizi sono ridimensionati». Le motivazioni del Gip De Ninis: c'è scompenso tra il peso dell'appalto per le aree di risulta e i regali ricevuti

Non sono soltanto le motivazioni chiave della scarcerazione di Guido Dezio a dare il senso di un'ordinanza di revoca delle misure cautelari piuttosto esplosiva.
Da tutte le tre pagine emerge un sostanziale ripensamento del gip sul presunto sistema corruttivo all'interno dell'amministrazione comunale guidata dall'ormai ex sindaco Luciano D'Alfonso. Il giudice De Ninis ripercorre anche la prima ordinanza (sempre sugli stessi argomenti) che ebbe come destinatario Dezio per dire «che non si condivide, in adesione e conformità con quanto espresso dal Pm nel suo parere, l'eccezione difensiva secondo cui la misura cautelare adottata nei confronti di dezio sarebbe viaziata dalla violazione del "bis in idem" (nessuno può essere processato due volte per lo stesso fatto, ndr)... pertanto - conclude sul punto il gip - il pericolo di inquinamento probatorio posto a fondamento della misura è stato valutato in relazione ad un quadro indiziario assolutamente eterogeneo rispetto ai singoli episodi di concussione valutati nella prima ordinanza e cioè con riferimento alla contestazione, ritenuta fondata, di una modalità di raccolta di denaro tra le imprese e dai fondi comunali, eletto a sistema». Ulteriore sostegno all'arresto bis di Dezio arriverebbe da un episodio finora sconosciuto cui lo stesso ex dirigente si sarebbe reso protagonista. Il 7 novembre scorso l'ingegnere De Donatis «la persona che ha interrotto ogni rapporto di collaborazione con il Comune proprio a seguito del rifiuto di adeguarsi alle direttive di Dezio, ha riferito al Pm di essere stato di nuovamente avvicinato da Dezio, per strada e in presenza di altre persone, con l'evidente intento di rimproverarlo per le dichiarazioni rese agli inquirenti e di "addomesticarne" le ulteriori: il tutto con atteggiamento inizialmente amichevole, ma poi divenuto di sfida, ancorchè con toni pacati».
Ma subito dopo, lo stesso gip entra nel vivo della questione e nella valutazione della questione alla luce degli interrogatori appena resi dagli arrestati e primo fra tutti dall'ex sindaco d'Alfonso. «Avuto particolare riguardo alla dettagliata e appassionata autodifesa svolta dal sindaco e al deposito di ulteriori documenti forniti da entrambe le parti è necessario prendere atto che il quadro indiziario ha subìto un sostanziale ridimensionamento in senso favorevole agli indagati, proprio in relazione alle condotte delittuose più significative ai fini dell'irrogazione e del mantenimento della misura cautelare, ovvero, alle corruzioni aggravate relative alle vicende dei project financing sui cimiteri, sull'area di risulta e all'estensione e finalità dell'associazione per delinquere».
Ma il gip precisa anche un altro aspetto che era sembrato strano: e cioè l'evidente scompenso tra il peso delle gare di appalto (60 milioni di euro per quella vinta da Carlo Toto) e la presunta corruzione (il carburante del volo gratis e qualche piccolo contributo). «In tale contesto - spiega il gip - si indebolisce il nesso tra le remunerazioni contestate e l'esercizio distorto della pubblica funzione, avuto riguardo al fatto che i pur ingenti "regali" fatti dal Toto per decine di migliaia di euro, fra i quali i pagamenti di viaggi fatti insieme dalle loro famiglie o fatti dai familiari del d'Alfonso e la remunerazione del Paolini, ragionevolmente inquadrabile solo come atto di favore verso il sindaco, devono essere valutati in relazione all'entità delle risorse economiche dell'imprenditore ed al risalente e stretto rapporto di amicizia dichiarato dal sindaco». Un passaggio estremamente importante nell'economia dell'indagine.




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