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Pescara, 04/05/2026
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Data: 23/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Brutti: «Serve più rigore nei comportamenti». Appello del commissario ai dirigenti Pd: chi governa stia attento a chi frequenta

PESCARA. «Questione morale significa rigore nei comportamenti, il Partito democratico deve essere diverso, rifiutare il clientelismo: chi fa la politica deve coltivare un'idea del bene comune, chi amministra deve sapere che ci sono persone con le quali è bene non avere rapporti». È questo l'invito che il commissario Massimo Brutti rivolge ai dirigenti del partito che affollano la sala riunioni di via Lungaterno sud.
Con queste parole il senatore inviato da Walter Veltroni conclude una riunione affollatissima, iniziata con l'annuncio della scarcerazione di Guido Dezio che si conclude senza che nessuno ancora sappia che le accuse contro Luciano D'Alfonso sono state smontate dal gip. «In questi anni c'è stato un intreccio tra amministratori e imprenditori, questo intreccio ora si è rotto» sottolinea Brutti. «Adesso, dove governiamo, bisogna lanciare una offensiva della trasparenza: negli appalti, nelle consulenze, nei redditi». Ma per il commissario, il risultato elettorale negativo non è stato causato solo dallo scandalo che ha travolto la giunta Del Turco: «La vicenda giudiziaria ha solo aggravato qualcosa che già c'era». Adesso, dice, bisogna guardare avanti, anche a Pescara, «perché la nostra gente ci ha abbandonato: non è uscita di casa per votarci». E sul passato, sostiene, «va dato un giudizio critico». Si riparte quindi dai circoli, ma anche con il dialogo con gli intellettuali, con i giovani, abbandonando i distinguo tra ex Ds ed ex Margherita: «Siamo una cosa sola».
Questo dice al termine di un incontro aperto dal segretario provinciale Antonio Castricone con il richiamo alla necessità di affrontare la questione morale a partire da posizioni garantiste «valide per tutti, anche se di altri partiti», ma anche con l'invito a «non fare la festa al morto», cioé a non arrovellarsi in discussioni sul successore di D'Alfonso. «Dobbiamo mantenere un profilo alto». Eppure nel corso del dibattito non mancheranno le recriminazioni personali, tanto da far dire a Brutti: «Basta con le diatribe: la politica è fatta anche di delusioni».
Come quella manifestata da Donato Di Matteo, grande escluso alle regionali, che chiede maggiore spazio per gli amministratori e gli esponenti del partito legati ai territori: «Per trent'anni hanno fatto i portatori di sangue: adesso si dice largo ai giovani. Ma il tempo di chi oggi ha 50 anni, quand'è?». Per quasi quattro ore, il partito che non è ancora riuscito ha costruire se stesso oscilla tra l'analisi del voto, l'abbraccio mortale all'Italia dei Valori, gli arresti. «Basta con l'atteggiamento pietistico, possiamo ancora riparare» dice Giorgio D'Ambrosio. «Io non sono corrotta, la stragrande maggioranza di noi non lo è e questo lo dobbiamo dire con orgoglio sennò siamo sotto botta di Idv e Rifondazione» rivendica Pina Fasciani. «Dopo i fatti di luglio per saremmo dovuti scendere in piazza a chiedere scusa» sostiene però Donato Renzetti. «A Pescara si può vincere» ribadisce Camillo D'Angelo, «non solo dicendo ciò è stato fatto, ma anche ciò che vogliamo fare». «Chiediamo di tornare a essere protagonisti come sei mesi fa, quando abbiamo avuto il mandato dei cittadini» dice Gianluca Fusilli. Pino de Dominicis denuncia l'immobilismo del partito dopo il 14 luglio, il cannibalismo dell'Italia dei valori e chiede più etica dei comportamenti: «Basta con la retorica». Rivendica «con orgoglio il progetto Pescara» Moreno Di Pietrantonio. «L'Italia dei valori non è l'unica depositaria della questione morale» sottolinea Vittoria D'Incecco, mentre chiede un partito «senza capi e capetti» Antonio Di Girolamo. «Quello che ci ha colpito oggi è un "lutto" che va sfogato, ma ora bisogna costruire un progetto di società e non solo un programma elettorale» sostiene Marinella Sclocco. Eppure, per Roberto Marzetti, non bisogna dimenticare i quattro sindaci azzerati dai magistrati, le quattro giunte coinvolte in Sanitopoli, le inchieste di Montesilvano, il giallo Fabrizi: «Fissiamo una regola: mai più contributi da imprenditori». «La vicenda di D'Alfonso non ha nulla a che fare con la robaccia della Regione» conclude Enrico Paolini, «ma non si aiuta Luciano alzando i toni». Per il vice presidente uscente della Regione, però, l'emergenza sono i 170 mila elettori che hanno abbandonato il partito.

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