Da Villa Santa Maria arriva il sindaco 200 km per un saluto
PESCARA. «Lu-cia-no, Lu-cia-no, Lu-cia-no». Lo grideranno fino a notte, ma il sindaco non si affaccerà da quella finestra che a volte s'illumina e a volte no. Allora, tra luce e buio, è quell'accendi-e-spegni il segno che, sì, li ha visti e sentiti tutti: Rita, Anna, Elisa, Barbara, Valentina, Bernardo e tutti gli altri fan che allo shopping di Natale hanno preferito prendere qualche ora di freddo sotto casa D'Alfonso.
Salita Zanni diventa piazza Italia, nel martedì prima di Natale. Un piccolo capannello di cittadini staziona pazientemente davanti all'abitazione del sindaco per tutta la giornata. Mandano messaggi al telefonino di D'Alfonso ma non ricevono risposta. A un certo punto, però, si accendono le luci di Natale sopra al cancello di ferro: «Allora ci ha visto, allora sa che siamo qui. E questo ci basta». Provano a suonare il campanello, che resterà muto. Ma grazie al videocitofono, da dentro, si vede tutto. Il silenzio stavolta, per chi rivuole il sindaco al suo posto perché lo ritiene innocente, vale più di qualsiasi comizio. «Non vogliamo che si senta solo. Facciamo il tifo per lui e speriamo che presto possa tornare al suo posto». «Ritira le dimissioni» glielo scrivono anche su un cartellone, che quelli dell'associazione «Strada Parco» attaccano ai blocchi di tufo: «Luciano capirà, è per lui», dice un volontario che si è portato i chiodini da casa e li batte con un sasso. Ha la «benedizione» del consigliere comunale Mario Sorgentone. Il clou delle manifestazioni di solidarietà a D'Alfonso, nelle ore in cui il giudice decide sulla sua libertà, avviene di pomeriggio, quando anche il traffico va in tilt. In tanti rischiano di tamponare, perché passando girano la testa verso quel cancello e dalle macchine passa la gente e dice: «Buone nuove?». Uno solo offende i presenti. Rita Consorte è arrivata col megafono. «Così Luciano mi sente meglio e magari si affaccia dalla finestra, almeno per un attimo». Il tam-tam corre sui telefonini. Partono i messaggini che chiamano a raccolta il popolo di D'Alfonso. Che sia un movimento spontaneo lo sottolinea il fatto che i supporter storici del sindaco non si fanno vedere. Gianluca Fusilli e Stefano Casciano, ad esempio, passano in auto e non scendono. Invece Elisa Di Marzio, Anna Cinalli, Bernardo Di Brigida, Barbara Di Carlo, Rita Terzini, Valentina Reale, Manuela De Simone, Egidio Di Febo e tutti gli altri, tra cui un bambino che si chiama Emanuel in braccio alla madre, non sono un gruppo organizzato. Non li ha costretti nessuno a starsene al freddo, a reggere i cartelloni con le mani gelate. «Ha fatto tanto per Pescara, è bastato pochissimo per farlo cadere in una trappola. Comunque, i fatti restano mentre le chiacchiere prima puliscono e poi sporcano l'immagine della gente. Ma quello che ha fatto rimane e questa è la sua forza». «Non abbiamo mai dubitato di lui», dice Manuela. «Dopo l'arresto in diretta a "Porta a Porta", adesso che torna libero, Vespa lo deve invitare da solo».
A sera, poi, si affaccia anche il sindaco di Villa Santa Maria. Francesco Falconio, giovane amministratore del paese dei cuochi, tra cui il padre, ha fatto 200 chilometri per venire a portare la sua testimonianza al collega della città metropolitana. «Ci conosciamo, anche se non in maniera stretta. Ho voluto scrivergli un biglietto molto semplice: se lo merita».
In casa D'Alfonso sono a cena. Alle 21 il cronista suona per l'ennesima volta il campanello. È la moglie di D'Alfonso, Livia Del Bianco a rispondere: «Non abbiamo novità, non sappiamo niente. Buonanotte». Sulla finestra illuminata scendono le tapparelle.