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Pescara, 08/12/2019
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Data: 24/12/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Gaffe della Regione: niente bus gratis per i disabili. La Cgil attacca il centrosinistra: «Non si può risparmiare colpendo le categorie più deboli»

PESCARA - Fa un'altra gaffe la giunta regionale uscente che lascia a piedi i disabili: da gennaio infatti dovranno pagare il bus. Lo denuncia la Cgil: «Abbiamo appreso oggi che nella legge regionale n.16 del 21/9/2008 concernente «provvedimenti urgenti e indifferibili» non è stata prorogato il beneficio di libera circolazione sui mezzi di trasposto pubblico per i cittadini disabili, come previsto dalla legge regionale n. 44/2005». Questa omissione, secondo la Cgil, comporterà per migliaia di cittadini abruzzesi in difficoltà la «privazione del diritto gratuito alla mobilità con un aggravio delle condizioni di vita, in una fase di grave crisi economica che incide in maniera devastante proprio sui più deboli». La Cgil Abruzzo, insieme alla Filt ed allo Spi, chiede di «riparare tempestivamente questo atto di ingiustizia sociale reinserendo, nella prima seduta utile del Consiglio Regionale, le coperture necessarie a garantire il diritto di cui sopra».
E in effetti, la fretta e la solerzia dimostrata dalla giunta di centrosinistra nel mettere a posto i dipendenti regionali, tra portaborse, precari e promozioni di cinquecento dirigenti e impiegati, con delibere firmate pochi giorni prima o dopo le elezioni, non sono state però applicate per le categorie più deboli.
I risparmi sono stati quindi fatti sulla pelle dei disabili mentre alla Regione, nonostate la criticità dei bilanci, si continua a spendere come se niente fosse.
«L'eventuale revisione del diritto alla mobilità gratuita - si conclude nella nota del sindacato - dettate da risparmi di spesa, dovrebbe essere operata per la parte riguardante privilegi concessi ad alcune categorie (forze dell'ordine) che non rientrano fra le priorità da affrontare in una fase segnata dalla ristrettezza di bilancio cui è sottoposta le Regione Abruzzo».
E adesso si spera che l'appello della Cgil non resti inascolato.


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