ROMA Per l'introduzione della settimana corta «gli strumenti già ci sono. La novità è la volontà politica, la scelta di consentire l'uso responsabile ammortizzatori sociali». A ribadirlo il giorno dopo l'apertura di Confindustria e Cgil sulla proposta di una modulazione dell'impegno oraro dei lavoratori senza scosse pesanti alla retribuzione per salvaguardare l'occupazione minacciata dalla recessione, è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi.
Per il titolare del Welfare - che ha detto ieri di «non aver nutrito dubbi sul fatto che la Cgil condividesse almeno in via di principio» l'ipotesi sul tappeto - «non si deve sempre tradurre un'ipotesi in atti normativi». L'eventuale introduzione della settimana corta sarebbe «significativa» anche perché altrimenti l'impresa potrebbe «protendere per l'espulsione definitiva dei lavoratori», come nel caso di fusioni che possono determinare «un esubero di carattere strutturale». Più in generale, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, Sacconi ammonisce che «bisogna evitarne l'uso irresponsabile, perché questi strumenti non devono essere utilizzati dalle imprese come fossero self service. Dobbiamo provvedere alle persone, ma anche far ripartire le persone - ha concluso Sacconi - perché solo con un personale più formato sarà possibile agganciare la ripresa».
«Il governo deve smettere di dire che la settimana corta è una bella idea - replica però da casa Cgil la segretaria confederale Susanna Camusso. - Deve invece mettere mano a norme, fosse anche ad una semplice circolare ministeriale, che certifichi che l'esecutivo mette a disposizione strumenti precisi per attuare la proposta». E Camusso sollecita l'apertura di un tavolo, vista la disponibilità al confronto espressa e ribadita dalla Cgil, ma anche da tutte le parti sociali.
Alla proposta di Sacconi annuncia invece «modifiche perché possa essere effettivamente d'aiuto ai lavoratori e non rimanere lo slogan che appare adesso» l'Italia dei Valori. Il partito di Di Pietro propone come prima cosa di estendere gli ammortizzatori sociali anche ai precari e inoltre di ricorrere alla cassa integrazione solo in casi estremi. Dev'essere per l'Idv lo Stato a integrare gli stipendi, per evitare di far perdere potere d'acquisto ai lavoratori «che altrimenti rischiano di toccare la soglia della povertà». Lo ha spiegato Antonio Borghesi, responsabile economico del partito.
Sì alla settimana corta, è infine la posizioen delel Acli, che pero specificano: la solidarietà tra i lavoratori non può essere imposta. «L'idea di individuare degli strumenti di garanzia e di solidarietà per contenere le ricadute occupazionali della crisi economica in corso va accolta certamente con favore», afferma Maurizio Drezzadore, responsabile del dipartimento lavoro Acli, per il quale però «la solidarietà tra i lavoratori non può essere calata dall'alto. Determinanti saranno le garanzie offerte al livello di contrattazione territoriale e aziendale, anche sulla base delle specifiche esigenze dell'organizzazione del lavoro e del personale».