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Pescara, 04/05/2026
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Data: 27/12/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Libero», esulta il popolo del sindaco. Cancellati gli arresti, sotto casa la festa tra lacrime e slogan

L'abbraccio con l'avvocato Milia che gli mostra l'ordinanza

PESCARA. "Libero, libero, libero": il "popolo" di D'Alfonso esplode sotto il balcone del suo sindaco. Sono le 14,45 della vigilia di Natale in via Salita Zanni 1.
Dai telefonini arriva la notizia che il giudice ha deciso. E che a Luciano D'Alfonso sono stati cancellati gli arresti domiciliari. Un semplice segnale del pollice sù innesca l'applauso liberatorio. Sono in centinaia sotto casa, in compagnia di cameramen e giornalisti che danno notizie in diretta. L'attesa è finita, il freddo e l'umidità accumulati in sei ore per strada svaniscono. Ora si grida: "Lu-cia-no, Lu-cia-no, Lu-cia-no". C'è chi si abbraccia, chi si stringe la mano. E c'è chi piange. Commosso. Commosso come D'Alfonso, che sentito l'applauso - e probabilmente dopo aver ricevuto pure lui nel frattempo una telefonata rassicurante dell'avvocato - finalmente si affaccia al balcone. "Eccolo, eccolo". "Non mollare, non mollare", urla un ragazzo. Lui fa un segno con la testa, facendo intendere di aver capito.
Adesso le parole e la libertà del sindaco sono divise solo dall'atto formale: la consegna del provvedimento del giudice. La folla davanti al portone della palazzina è consapevole che "il più è fatto", ma vuole aspettare fino all'ultimo momento per quello che continua a ritenere il "segno della verità". E piano piano aumenta. Arrivano amici, conoscenti di D'Alfonso ma soprattutto c'è tanta gente qualunque. Bianca De Filippis, ad esempio, fa la casalinga e per il pianto di gioia ha finito i fazzoletti di carta. «Luciano è il nostro sindaco, lui non ha rubato nulla, non è come gli altri», ripete.
In mattinata era arrivata anche la donna-simbolo di Rancitelli che il giorno dell'arresto era andata in Comune e aveva gridato, ripresa dalle telecamere, che Luciano non l'avrebbe mandato via nessuno. L'assessore Paola Marchegiani, con le gote rosse per il freddo, racconta che il sindaco ha espresso il desiderio di confessarsi e che ha chiamato un frate. C'è il sindaco di Abbateggio Antonio Di Marco che scambia qualche parola con Giancarlo Pavone (ex sindaco di Montesilvano). C'è Daniela Sittà, dirigente del mercato ittico, in ansia per il provvedimento che tarda ad arrivare. In via Salita Zanni, nei pressi della rotonda, trovano un posto per parcheggiare anche Marino Roselli (presidente del consiglio regionale), il segretario cittadino del Pd Gianluca Fusilli e l'imprenditore Gilberto Ferri. Mentre l'assessore Antonio Blasioli si preoccupa del traffico e chiama i vigili per evitare incidenti: «Venite, venite, perché qui ormai le macchine non passano più». Si ferma un furgone. Silenzio. Scende un fioraio che deve consegnare una confezione-regalo per il sindaco. E' da parte di un architetto.
Stefano Casciano, consigliere comunale, dice a voce alta quello che si domandano tutti: «Ritirerà le dimissioni?». «Mi auguro davvero che Pescara possa riprendersi da questo trauma e che lo stesso sindaco sappia ritrovare la serenità che lo ha sempre contraddistinto», tira le somme Roselli.
Il portone all'improvviso si apre. Giornalisti, fotografi e cameramen vi s'infilano, salgono le scale, stanno per arrivare alla porta di casa D'Alfonso quando vengono fermati da un saggio consiglio: «Aspettate, aspettate, meglio attendere l'avvocato, lui non può parlare, lo metteremmo nei guai». E' vero, di nuovo giù per le scale. Ma eccolo, l'avvocato Milia. Porta con sé il provvedimento, 8 fogli battuti a macchina, che restituiscono la libertà a D'Alfonso. E allora su, di nuovo al secondo piano, dove la porta di casa questa volta si spalanca. E D'Alfonso viene travolto da un abbraccio lungo nove giorni di speranza.

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