L'attesa del Partito democratico per la decisione tra preoccupazioni e speranze
PESCARA. Il destino dell'amministrazione di centrosinistra è appeso a un filo. Sospeso alle decisioni che Luciano D'Alfonso, assieme al suo avvocato, Giuliano Milia, prenderà nei prossimi giorni e che saranno annunciate prima dello scadere obbligato della consiliatura, il 5 gennaio, quando il ministro dell'Interno Roberto Maroni scioglierà il consiglio comunale di Pescara per affidare la città al commissario che la condurrà alle elezioni anticipate. È attorno a una domanda, infatti, che in queste ore si arrovella il Partito democratico, una domanda a cui solo D'Alfonso può rispondere: il sindaco è pronto a ritirare le sue dimissioni nonostante il gip Luca De Ninis, nella sua ordinanza, dica che proprio la rinuncia all'incarico ha reso possibile la revoca dell'arresto? «Per ora è solo una ipotesi tecnica che deve essere valutata» dice Angelo Tenaglia, consigliere comunale del Pd e avvocato, che D'Alfonso ha incontrato lungamente ieri, nella sua casa di via Salita Zanni. «Io credo che il provvedimento d'arresto sia stato abnorme, che non doveva né poteva essere adottato, e che la revoca sia doverosa seppure tardiva, con una motivazione, rispetto al fatto che con le dimissioni non ci sia pericolo di inquinamento delle prove, che mi sembra una formula di rito». Non vuole entrare nel merito il segretario cittadino del Pd Gianluca Fusilli: «Non so cosa accadrà: D'Alfonso farà un approfondimento coi suoi avvocati, mentre noi nei prossimi giorni faremo il punto sul piano politico. Ma il dato vero, in questo momento, è che Luciano recuperi la sua serenità». È definita «macchinosa» l'ipotesi che D'Alfonso possa tornare in carica per il tempo sufficiente ad autosospendersi, per affidare il governo cittadino al vice sindaco. «Al telefono abbiamo parlato d'altro» dice Camillo D'Angelo, «deve decidere lui, per il suo bene, sono passaggi delicati. Ma in generale penso che abbiamo forze di polizia a sufficienza per fare accertamenti puntuali: avere prove, e non convinzioni, sarebbe meglio per evitare traumi a persone e città». «Bisogna essere cauti» sottolinea Enzo Del Vecchio, uno dei fedelissimi di D'Alfonso. «Di certo c'è che una amministrazione è stata interrotta per vicende sulla cui concretezza neppure a Palazzo di giustizia c'è molta chiarezza, con acrobazie per portare avanti un ragionamento che credo non stia in piedi, se perfino Luciano Violante dice che non c'erano le ragioni per l'arresto». «La revoca delle dimissioni spetta solo a lui: il nostro lavoro adesso è stare al suo fianco» commenta Stefano Casciano. Parla di «decisione personale, che non può essere dettata dall'emotività» il presidente della Provincia Pino De Dominicis: «Nessuno deve forzare una scelta che è solo sua, in una vicenda dolorosa che ha elementi di perplessità che andrebbero meglio chiariti». «Io credo che il suo obiettivo debba essere quello di chiarire prima possibile, collaborando con la magistratura, senza forzature per evitare di annullare il "vantaggio" ottenuto con le dimissioni» sostiene Enrico Paolini, vice presidente uscente della Regione. «Luciano ha fatto benissimo a parlare, ho una opinione negativa di chi si avvale di diritto di non rispondere». Il vecchio amico Gianni Melilla (Sinistra democratica), per cinque anni presidente del consiglio durante la prima giunta D'Alfonso, chiede «sobrietà»: «Sono stati giorni molto dolorosi per me, la politica mi interessa relativamente: ho fiducia nella magistratura, ma conosco Luciano da tanti anni e credo che riuscirà a dimostrare la sua innocenza».