Alcune accise risalgono alla guerra d'Abissinia
MILANO. In tempi di crisi arriva una bella notizia: scende il prezzo dei carburanti (in media 13 euro per ogni pieno sia per le auto a benzina che diesel). Questo "risparmio" è dovuto al brusco calo del prezzo del petrolio, sceso dal picco di 147 dollari al barile nel luglio scorso, ai 36 dollari di ieri sera. Però, in questi conti, c'è qualcosa che non va. Non ci sono le proporzioni. Se il petrolio scende da 147 a 36 dollari, perchè la benzina scende solo di qualche decina di centesimi al litro? Esempio: da 1,38 euro al litro del Natale 2007 a 1,10 euro di questi giorni. I consumatori protestano, i petrolieri si difendono, il governo tace.
I petrolieri. Le compagnie petrolifere hanno abbassato i prezzi negli ultimi mesi, ma i conti non tornano. Infatti, senza guardare i picchi massimi o minimi, ma le medie di periodo, vediamo che da luglio ad oggi il petrolio greggio è sceso in media del 70% mentre i carburanti sono scesi del 27%. I petrolieri si difendono, sostenendo che la benzina consumata oggi è stata prodotta con il petrolio acquistato la scorsa estate o nello scorso autunno (quindi a un prezzo più alto dell'attuale).
Il cambio. In effetti i conti sono complicati perchè bisogna considerare anche il rapporto di cambio fra euro e dollaro, in quanto il petrolio si acquista in valuta americana.
Le accise. Il prezzo del petrolio incide solo sul prezzo netto della benzina che, in Italia, è ben sotto i 50 centesimi di euro al litro. A questo prezzo lo Stato applica l'accisa, cioè l'imposta di fabbricazione. E il problema è proprio questo, perchè dal lontano 1935 le accise sono state via via aumentate per varie necessità. Il primo aumento è stato di 1,90 lire al litro per finanziare la guerra in Abissinia. E' seguito un ritocco (14 lire) nel 1956 per la crisi di Suez e poi 10 lire per il disastro del Vajont (1963), 10 lire per l'alluvione di Firenze (1966), 10 lire per il terremoto del Belice (1968), 99 lire per il terremoto del Friuli (1976), 75 lire per il terremoto dell'Irpinia (1980), 205 lire per la missione in Libano (1983), 22 lire per la missione in Bosnia (1996) e 39 lire per finanziare il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri. Il problema è che le accise, anche passate le emergenze, non vengono revocate e il valore si aggiunge al prezzo netto. Quindi, sul valore ottenuto, si applica l'Iva. Per questo, anche comprimendo il prezzo netto (dovuto ai movimenti di prezzo del petrolio) il prezzo alla pompa varia così poco.