PESCARA. Nega di avere mai versato tangenti a Luciano D'Alfonso. Nega di avere mai ammesso davanti al giudice di averlo fatto. È questa la verità di Massimo De Cesaris, l'imprenditore prima arrestato, poi liberato assieme al sindaco dimissionario, che il gip Luca De Ninis ha ascoltato lunedì scorso, 22 dicembre: un interrogatorio che, scrive il magistrato, avrebbe «in gran parte eliso» la lunga difesa di D'Alfonso.
«Non ho mai dichiarato durante l'interrogatorio di avere pagato tangenti per avere come contropartita appalti o favori» dice l'imprenditore, «ma solo di avere versato contributi regolarmente contabilizzati nei bilanci della società e contributi personali ugualmente dichiarati». È questo che il responsabile della Fidia, la società a cui il Comune ha affidato attraverso un project financing la gestione dei cimiteri (un'Ati costituita da Delta Costruzioni e De Cesaris), precisa dopo le dichiarazioni al gip. Che però, nell'ordinanza con cui revoca le misure cautelari a D'Alfonso e De Cesaris scrive: «(De Cesaris) ha ammesso di avere operato finanziamenti (leciti e registrati) accertati nelle indagini in favore del sindaco D'Alfonso e del suo partito politico, allo scopo di agevolare l'ottenimento dei lavori del Comune di Pescara, che da anni non forniva commesse alle sue imprese: il rilievo di tali dichiarazioni, in punto di prova dell'elemento soggettivo dei reati contestati, pare evidente». L'accusa troverebbe conferma.
L'imprenditore però smentisce. «Il senso delle dichiarazioni di De Cesaris è che le imprese fanno versamenti a partiti politici o a sindaci perché l'interesse dell'impresa è che ci sia una amministrazione dinamica e attiva che faccia crescere l'economia e che, quindi, faccia lavorare le aziende» chiarisce l'avvocato Manuel De Monte, che assieme a Marcello Russo difende l'imprenditore sotto accusa. «Il senso è che una amministrazione che in cinque anni non fa appalti o opere pubbliche è immobile e non fa crescere la collettività: ma poiché esiste una legge che prevede il finanziamento pubblico ai partiti, dire che io faccio un versamento lecito perché mi aspetto l'appalto è sbagliato».
Per la difesa dell'imprenditore, sarebbero poco precise anche le dichiarazioni di un teste chiave, Antonio Ciccarini, il dipendente di De Cesaris riascoltato dalla polizia il 20 dicembre scorso, mentre il sindaco raccontava la sua verità nel corso di un interminabile interrogatorio. L'uomo, che nell'ordinanza viene definito «capo-mastro», secondo De Cesaris non sarebbe mai stato utilizzato dall'impresa come muratore: «È un ex dipendente che faceva il factotum amministrativo, non ha mai eseguito lavori dentro l'appartamento di D'Alfonso in via Salita Zanni. Probabilmente ha confuso il periodo dei lavori fatti a Lettomanoppello nel 2005, la tinteggiatura di un garage della nonna di D'Alfonso, con quelli eseguiti a Pescara». È la data in cui fu eseguita la ristrutturazione dell'abitazione del sindaco a Pescara, infatti, l'elemento utilizzato dall'accusa per certificare la presunta corruzione: la contestualità tra i lavori e il project financing da 18 milioni di euro per i cimiteri, che per la procura sarebbero avvenuti nello stesso periodo. Estate 2004. Questo confermerebbe la dichiarazione di Ciccarini che davanti al gip avrebbe sostenuto che tanto la ristrutturazione di un'abitazione della nonna di d'Alfonso a Lettomanoppello, quanto quelli di Pescara sarebbero avvenuti nello stesso periodo, una stagione calda, probabilmente nel 2005, precisando però «di non essere sicuro». Il pm, in base ad accertamenti eseguiti sulle utenze, ritiene che l'anno esatto sia invece il 2004.
Diversa la versione di De Cesaris: secondo l'imprenditore, nel 2002 viene eseguita la ristrutturazione di un immobile della nonna di D'Alfonso a Lettomanoppello, lavori «fatturati e contabilizzati» per 12 mila euro. Risalgono alla fine del 2003, invece, i lavori di manutenzione ordinaria (tinteggiatura di una o due stanze, piccoli interventi di lucidatura del parquet, un lavandino da sistemare) nella casa di via Salita Zanni dove D'Alfonso sta per trasferirsi da Francavilla dopo essere stato eletto sindaco. «Lavori di importi modesti, come dice lo stesso gip, non pagati» spiega De Monte, «perché De Cesaris aveva avuto in uso un garage di D'Alfonso vicino alla stazione che usava per bici e motorini: De Cesaris avrebbe dovuto pagargli l'affitto, lui ha ritenuto di ricambiare con i lavori». I lavori, dunque, per l'imprenditore, precederebbero il project financing e non potrebbero essere stati la contropartita per l'affidamento dei cimiteri.