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Pescara, 04/05/2026
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Data: 28/12/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Decido dopo il comizio di Capodanno». La notte del 31 D'Alfonso affronterà la piazza per capire se la gente ha ancora fiducia in lui

PESCARA - Non ora, non prima dell'anno nuovo. Non prima della mezzanotte di mercoledì 31. Luciano D'Alfonso aspetterà l'ultimo minuto del suo anno orribile, poi salirà sul palco del mega show di piazza Salotto e, guardando negli occhi la sua gente, deciderà se restare sindaco o confermare le dimissioni presentate martedì 16. L'occasione è quella degli auguri di buon anno alla città, compito che spetta per tradizione al sindaco, anche se dimissionario, anche se indagato con ipotesi pesanti. Il vero scopo della missione è misurare in campo aperto il grado di fiducia dei pescaresi, dopo lo shock giudiziario del primo cittadino agli arresti domiciliari. La sala consiliare gremita e i drappelli di fedelissimi sotto casa sono un conto, la prateria di piazza Salotto è un altro e da lì arriverà il vero verdetto. D'Alfonso sa di avere davanti a sé il bivio della vita, ritirare le dimissioni è tecnicamente possibile, entro la scadenza del 5 gennaio, ma farlo alla luce dell'ordinanza del Gip Luca De Ninis che lo ha rimesso in libertà ha il significato oggettivo di una sfida agli organi inquirenti: Gip-Pm-polizia. Un potere pubblico di qua, forte del suffragio elettorale, un altro potere di là, legittimato dalla funzione giudiziaria. Autonomi e indipendenti. Si può vincere o morire, cioè ripiombare nel tritacarne delle misure cautelari.
Ma questa è la strada, questa è la posta in palio. Luciano D'Alfonso ha deciso ieri, confortato dal parere di Franco Marini e dei consiglieri comunali che sente più vicini. L'ultima resistenza a cadere è stata quella dell'avvocato Giuliano Milia, il difensore di D'Alfonso e di molti potenti nei guai con la giustizia. Durante la cena di Natale a casa sua, con D'Alfonso e famiglia ospiti, anche Milia si è arresto alle ragioni del politico: fai un tentativo, è stato il consiglio, affronta a viso aperto la città e valuta se la fiducia nei tuoi confronti è ancora quella di giugno. La road map mette d'accordo le esigenze personali del sindaco indagato, che di fronte alla pressione dei sostenitori chiede tempo per recuperare la serenità familiare, e le ragioni della politica e del partito. Anche tra i fedelissimi si fa strada l'idea che la decisione spetti per intero a D'Alfonso, il quale in questa partita mette in gioco non solo il proprio destino processuale. Tra le due ipotesi in ballo, tornare al timone o mollare il Comune, magari riassumendo la carica di segretario regionale del Pd, per difendersi da privato cittadino, si fa strada nelle ultime ore una sorta di piano "c": confermare le dimissioni, evitare lo scontro frontale con la magistratura e puntare a una nuova candidatura a giugno. Contando ovviamente che «l'appassionata autodifesa» del sindaco abbia dato per quell'epoca altri frutti.


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