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Pescara, 04/05/2026
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Data: 28/12/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tenaglia: «Luciano torni a far politica». Il parlamentare dice no al commissariamento del Pd. E agli ispettori di Alfano

L'AQUILA-Serviva una valutazione più precisa sulla reale possibilità di inquinamento delle prove, vere o presunte, prima di decidere sull'arresto di Luciano D'Alfonso, ma non sembrano possibili critiche alla «giurisdizione», ai vari passaggi, cioè, che hanno portato alla rimessa in libertà dell'ex sindaco di Pescara sette giorni dopo l'ordinanza di arresto che ha addensato un vespaio di polemiche sulla magistratura pescarese. Lanfranco Tenaglia, ministro ombra della Giustizia, parlamentare del Pd, puntualizza il proprio punto di vista su quello che è diventato il "caso D'Alfonso", aggiungendo un elemento di novità dal punto di vista politico: con D'Alfonso libero, i vertici nazionali del Pd devono ora riconsiderare il commissariamento del partito in Abruzzo, rendendo più breve l'incarico a Massimo Brutti. Come dire che se D'Alfonso ben difficilmente potrà ritirare le dimissioni da sindaco per le motivazioni stesse contenute nell'ordinanza che lo rimette in libertà, potrebbe essere reintegrato nell'incarico di segretario regionale del partito.
«Il fatto che D'Alfonso sia tornato in libertà nel giro di poco tempo -spiega Tenaglia- rappresenta una circostanza nuova che va apprezzata positivamente, e che ora deve consentirgli di fare l'attività politica nella pienezza delle sue capacità e possibilità. Perciò credo che, a livello nazionale, si dovrà dare al commissariamento di Brutti una diversa tipologia di mandato e un diverso arco temporale che, a questo punto, potrebbe essere anche più breve».
Quanto alla possibilità che a Pescara vengano inviati ispettori dal Ministero, Tenaglia ritiene che la cosa sia molto improbabile. «Non penso -precisa infatti il parlamentare abruzzese-che esistano i presupposti per un intervento del ministro della Giustizia. Certo, Alfano avrà più elementi di me, sarà stato informato con maggiori dettagli, ma da ciò che traspare non mi pare vi sia una necessità del genere». Come dire, che secondo l'esponente del Pd, i vari passaggi dal provvedimento della Procura di Pescara a quello del Gip, sono stati corretti.
Sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto l'ex sindaco di Pescara, Tenaglia ha tenuto a ribadire il proprio punto di vista. «Sì, lo ripeto, si tratta di un fatto grave. Forse sarebbe stata necessaria una maggiore prudenza nell'emettere il provvedimento di custodia cautelare, nel valutare la reale possibilità di inquinamento delle prove». Prudenza perché, secondo il ministro ombra della Giustizia, il ciclone giudiziario ha portato alle dimissioni del sindaco con tutte le conseguenze che queste hanno comportato e comporteranno. Perciò Tenaglia ha rinnovato il proprio appello ai magistrati pescaresi. «Ora -ha detto- devono assolutamente fare presto, perché i cittadini hanno diritto di sapere prima possibile quello che è accaduto effettivamente a Pescara e quale sarà il destino del governo della città».
Tenaglia resta tuttavia convinto che «una riforma della Giustizia sia necessaria in quanto rappresenta un problema essenziale per la vita dei cittadini». Ma essa «non può essere fatta nè per regolare conti, nè tantomeno sulla scorta di esigenze 'ad personam'. I cittadini sono oberati da una giustizia dai tempi biblici che, per questo, rischia di risultare a volte iniqua. Il Pd ha da tempo formulato le sue proposte per il riordino del sistema giudiziario processi più rapidi, certezza della pena, maggiore equilibrio tra accusa e difesa».



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