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Pescara, 21/06/2026
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Data: 29/12/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Matteoli: per battere la crisi fondi alle opere pronte a partire. «I 16,6 miliardi sbloccati dal Cipe produrranno uno 0,7% di Pil in più»

ROMA Opere pubbliche in grado di partire rapidamente, entro il 2009, con l'obiettivo di ottenere uno 0,7 per cento in più di crescita del Pil. Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture crede negli effetti del pacchetto di fine anno del governo. E non solo per il capitolo che lo riguarda più da vicino.
Il 2009 si presenta un po' fosco: lei dove trova motivi di fiducia?
«Ormai tutti vedono nel rilancio delle opere pubbliche una via di uscita dalla crisi economica: è così negli Stati Uniti, è così in Francia, che pure è un Paese molto più infrastrutturato di noi. E dunque a maggior ragione vale per l'Italia. E siccome di risorse non ce ne sono molte abbiamo dovuto usare anche un po' di fantasia: quindi le risorse vengono anche dal partenariato pubblico-privato, dal project financing, dall'accordo con la Bei».
Se le risorse non sono abbondanti, basteranno a dare lo slancio necessario?
«Oltre alle risorse finanziarie, nel decreto 185 ci sono strumenti importanti: la norma che impedisce al Tar di bloccare le opere a seguito di ricorsi, la possibilità di nominare più facilmente un commissario che vigili sulle procedure e sui tempi dei lavori».
Perché ci sia un effetto sull'economia, e dunque sulla crisi, il tempo è un fattore cruciale. Vi sentite tranquilli?
«Le opere scelte sono quelle prioritarie, ma sono anche opere che possono partire nel 2009 perché i progetti sono pronti, come ad esempio la Civitavecchia-Cecina. In tutto dai 16,6 miliardi sbloccati dal Cipe può venire una maggiore crescita del Pil pari a 0,7 punti percentuali. Per ora si tratta solo delle infrastrutture fisiche, stradali e ferroviarie, ma con la prossima riunione del Cipe toccherà ad altre altrettanto importanti, ad esempio nel settore della banda larga».
È stata già individuata qualche opera per la quale si potrebbe rendere necessario il commissariamento?
«Per ora non ci sono ancora decisioni su possibili commissariamenti, ma è chiaro che appena si manifesterà qualche difficoltà noi siamo pronti a fare ricorso a questo strumento. Snellire le procedure è il punto cruciale. Non è possibile che ci vogliano 4-5 anni per fare un'opera e prima ancora 8-10 per arrivare alla posa della prima pietra».
È il resto del pacchetto anti-crisi? È adeguato a fronteggiare la situazione?
«È chiaro che si può sempre fare di più e meglio, l'opposizione fa il suo mestiere a dire che non basta. Ma nel decreto abbiamo messo tre o quattro cose che dovrebbero avere i loro effetti. Se i consumi a Natale non sono andati male come si prevedeva, forse è anche merito del supporto dato alle famiglie attraverso la carta acquisti. Pochi soldi, che però sono stati tutti spesi. Poi obblighiamo le banche a non far mancare il credito alle aziende: Confindustria chiede di più, ma anche questa cosa dovrebbe farle piacere».
Oggi riprende la trattativa sulla nuova Alitalia. Crede che il caos dei giorni scorsi sia un capitolo chiuso?
«Ritengo proprio di sì. Se è vero che il 98 per cento dei dipendenti a firmato, compresi quelli più riottosi... Aggiungo che anche il caso Alitalia è un esempio di successo del governo: una vicenda che si protrae da 20 anni ha trovato una soluzione in quattro mesi. Ed è anche un esempio di coraggio dell'imprenditoria italiana, che a volte in passato è stata timida, ma in questa occasione si è impegnata investendo in una situazione delicata».



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