Iscriviti OnLine
 

Pescara, 21/06/2026
Visitatore n. 755.196



Data: 30/12/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
D'Alfonso non ritira le dimissioni: ritorno in politica dopo il processo. Il sindaco deciso a mollare, decisiva la riunione con l'avvocato Milia

PESCARA - Dimissioni in cambio di un processo rapido. E dell'appoggio pieno del Partito democratico, in caso di felice conclusione del calvario giudiziario, per riprendere il cammino politico interrotto. Magari già a giugno prossimo, al Comune o perchè no al parlamento europeo. Sull'altro piatto della bilancia c'è lo strappo populista, il comizio-plebiscito di domani sera, l'inevitabile rotta di collisione con una Procura piuttosto tenace. E anche, lo ha detto chiaramente Marini nella visita di sabato sera, l'indisponibilità del partito a seguire il sindaco in una strada così avventurosa. E alla fine della lunga riunione con l'avvocato Giuliano Milia, nella tarda mattinata di ieri, Luciano D'Alfonso ha scelto la via della saggezza. A meno di ripensamenti dell'ultimo minuto, dal sei gennaio non sarà più il primo cittadino di Pescara: non con un fardello di accuse così pesante e, in sostanza, non intaccato dalla marcia indietro del Gip Luca De Ninis sulle misure cautelari. Non è l'ordinanza del 24 dicembre che può restituire a D'Alfonso le condizioni per tornare al timone. Il generoso appoggio di tanti sostenitori è un fatto, ma la legittimità del potere giudiziario non può essere messa tra parentesi dal furore di popolo. Diverso lo scenario che potrebbe aprirsi dopo l'udienza preliminare o dopo il dibattimento di primo grado, se le accuse contro il sindaco dimissionario dovessero cadere o uscire ridimensionate dal vaglio dei giudizio di merito. Così, ieri mattina, ha parlato l'avvocato Giuliano Milia, probabilmente interpretando anche l'umore della Procura pescarese, che nelle stesse ore ha puntualmente annunciato una corsia preferenziale per il processo D'Alfonso. E all'avvocato il sindaco imputato ha deciso di affidarsi ciecamente, reprimendo per il momento la voglia di chiudere la sua disavventura nel campo aperto della piazza.
Dal partito, d'altronde, sono arrivati segnali chiari. Il ministro ombra della giustizia, Lanfranco Tenaglia, ha dato il via libera soltanto al ritorno di D'Alfonso alla guida del Pd abruzzese. Un sindaco così pesante in carica, nonostante i nove giorni di arresti domiciliari, sarebbe un macigno nel vicolo strettissimo del dialogo sulla riforma della giustizia. E anche Franco Marini, davanti al caffè di casa D'Alfonso, ha precisato i termini dell'appoggio incondizionato di Veltroni: sì, a patto di non trascinare partito e città in uno scontro frontale con la magistratura. E' la dura legge politica, che azzoppa il cavallo di razza del centrosinistra abruzzese.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it