PESCARA. «Io se fossi in D'Alfonso non mi dimetterei. Se non viene condannato dopo tre gradi di giudizio, D'Alfonso è innocente e deve svolgere il mandato che ha ricevuto dai cittadini. E comunque in caso di commissariamento mi ricandiderei». Giuliano Cazzola, deputato del Pdl, vicepresidente della XI commissione parlamentare, docente universitario, interviene sul caso Pescara. A luglio è stato uno dei primi a portare la sua solidarietà all'amico Ottaviano Del Turco, l'ex presidente della Regione finito in prigione con l'inchiesta sulla Sanitopoli abruzzese.
Professore, in Abruzzo è tornata la stagione di Tangentopoli con inchieste alla Regione e in due città importanti come Montesilvano e Pescara. Due amministrazioni sono già cambiate, mentre i tempi della giustizia non hanno consentito di avere neanche una sentenza di primo grado. Cosa ne pensa?
«Che due sindaci e un governatore sono stati condannati dalla magistratura inquirente prima della sentenza della magistratura giudicante. Qual è quindi l'obiettivo di questa giustizia? Arrivare alle dimissioni di chi amministra la cosa pubblica su mandato dei cittadini prima ancora di dare un giudizio definitivo? Visti i risultati, mi viene da pensare che esistano settori "golpisti" della magistratura inquirente: dopo l'arresto di Del Turco c'è già un nuovo governatore, mentre i magistrati hanno chiesto un supplemento di indagini. E pensare che prima parlavano di prove schiaccianti! La verità è che abbiamo amministratori innocenti, e parlo di Del Turco e D'Alfonso, che per la giustizia devono restare innocenti fino a quando non saranno stati condannati nei tre gradi di giudizio».
Il caso Abruzzo, e in particolare l'arresto di D'Alfonso, ha fatto sì che anche nel Partito democratico si cominci a dubitare dell'uso "facile" della custodia cautelare.
«Bentornato tra noi onorevole Brutti, bentornato tra noi onorevole Tenaglia.. Finalmente anche il ministro-ombra della giustizia si è degnato di sollevare qualche dubbio sull'operato dei magistrati. Anche se con qualche distinguo, visto che non ha mai avuto una posizione critica in merito al caso Del Turco».
Però l'onorevole Tenaglia ha consigliato a D'Alfonso di non ritirare le dimissioni...
«E perchè? Io se fossi in D'Alfonso non mi dimetterei proprio. Il concetto che nessuno è colpevole fino a condanna definitiva non può essere valido a seconda del colore o delle convenienze politiche. In ogni caso al posto di D'Alfonso mi ricandiderei, mi sottoporrei nuovamente al giudizio degli elettori. Io non conosco il sindaco di Pescara, ma mi dicono che è un uomo capace, una specie di nuovo Gaspari».
Gaspari non avrebbe mai avuto come alleato un Di Pietro.
«Guardi che anche Di Pietro si sta rendendo conto, attraverso l'inchiesta sul figlio, di come sia "guasto" l'attuale sistema inquirente. Tra poco anche Di Pietro sarà costretto ad ammettere la necessità di riformare al più presto la giustizia, anche se a mio parere i guasti sono così profondi e vengono da così lontano che è difficile immaginare una soluzione rapida, una riforma in tempi brevi come auspica il nostro governo».
Un pessimismo che deriva dalla cattiva considerazione che ha dei magistrati?
«Questo non è vero», quasi tuona l'onorevole Cazzola «non sono abituato a fare di tutta l'erba un fascio. Dico però che della magistratura giudicante mi fido in gran parte, mentre sono molto scettico nei confronti di quella inquirente».
Cosa ne pensa dei rapporti tra Partito democratico e Di Pietro, in particolare qui in Abruzzo?
«Il Pd in Abruzzo ha fatto lo stesso errore che fece alcuni anni fa in Sicilia, dove il Pd ha sposato gli Sciascia e gli eroi dell'antimafia, ma così si è messo sulla china del partito che rischia di sparire. Questo», conclude Cazzola «perchè Di Pietro attinge i voti dalla base giustizialista e forcaiola del centrosinistra, cosa che ha fatto anche in Abruzzo».