«L'imprenditore pagava perché si aspettava di essere ricambiato»
PESCARA. Un borsista utilizzato come «una sorta di assistente di Luciano D'Alfonso», pur «stipendiato da Toto, senza che sia possibile documentare e neppure comprendere quali prestazioni abbia svolto per l'imprenditore». E le dichiarazioni di un testimone sui lavori effettuati nella casa del sindaco in via Salita Zanni e in un immobile a Lettomanoppello di proprietà della nonna di D'Alfonso. Sono i due cardini alla base dell'impianto accusatorio che il 15 dicembre scorso è costato i domiciliari, revocati alla vigilia di Natale, all'ex leader del Pd. E diventano i capisaldi dall'ordinanza quater del gip Luca De Ninis, quella in cui viene applicata all'avvocato Fabrizio Paolini - inserito nello staff di D'Alfonso e consulente di Toto - la misura della sospensione dall'esercizio del servizio pubblico al Comune di Pescara e viene invece respinta analoga richiesta della procura per Marco Molisani, capo di gabinetto del sindaco.
L'INFORMATORE. Partiamo dai lavori, che l'accusa ritiene siano stati effettuati nell'estate 2004 dalla stessa impresa che si aggiudicò il project financing da 18 milioni per la gestione dei due cimiteri. Il gip ribadisce il peso delle dichiarazioni del teste chiave dell'accusa, Antonio Ciccarini, l'ex dipendente dell'imprenditore francavillese Massimo De Cesaris, ascoltato una prima volta dalla polizia giudiziaria l'8 settembre scorso e poi risentito il 20 dicembre.
Ciccarini, che De Ninis chiama «l'informatore», la prima volta riempie un verbale che riporta solo la data dei lavori di Lettomanoppello (2005), mentre riguardo a quelli dell'appartamento di Pescara riferisce genericamente che «vennero eseguiti prima che il sindaco vi andasse ad abitare». Il 20 dicembre, proprio mentre il sindaco si sta difendendo di fronte al gip, Ciccarini viene ascoltato dal pm Gennaro Varone e precisa che «su per giù i due lavori vennero eseguiti nello stesso periodo...mi sembra di ricordare si sia trattato del 2005. Ricordo che era un periodo caldo dell'anno, qualche volta mi sono recato sul posto (Lettomanoppello) persino in motorino» e che i lavori nell'abitazione pescarese «durarono circa 20 giorni».
SALTO DI UN ANNO. Per l'accusa, Ciccarini si sbaglia di un anno: i lavori, risalirebbero al 2004, all'epoca cioè del project financing dei cimiteri affidato alla Fidia, l'Ati costituita da Delta Costruzioni e De Cesaris. Insomma, lavori da poche migliaia di euro in cambio di un appalto milionario. «Non è anomalo», rileva il gip, «che Ciccarini si confonda nel ricordare l'anno (2005 o 2004, rispetto a dichiarazioni rese nel 2008), mentre sarebbe anomalo ipotizzare un errore di memoria su circostanze concrete, come il fatto che entrambi i lavori furono svolti nello stesso periodo e che si trattava di un periodo caldo».
D'Alfonso colloca invece i lavori a Lettomanoppello nel 2002 e quelli a Pescara nell'ultimo trimestre del 2003. Per il gip, la questione non cambia: «Quand'anche i lavori di Pescara fossero avvenuti nel tardo autunno 2003, la circostanza, pur rilevante, non sarebbe certamente decisiva ai fini di escludere il nesso di remunerazione con gli appalti dei cimiteri, visto che l'impresa di De Cesaris era già interessata avendo partecipato alla prima gara».
Per il gip, insomma, «le dichiarazioni di D'Alfonso, a differenza di quelle dell'informatore, sono evidentemente sostenute da un interesse personale». Ma la forbice tra costo dei lavori ed entità dell'appalto, resta incolmabile.
PAOLINI. Paolini è stato raggiunto dall'interdizione a tutte le attività connesse al Comune di Pescara. E' un provvedimento che non incide assolutamente sul suo lavoro di consigliere comunale del Pd a Francavilla, trattandosi di carica elettiva. Per l'accusa, è l'autista-factotum di D'Alfonso, il cui stipendio era pagato da Toto. Il punto centrale della difesa è stato quello di dimostrare le dimissioni dall'impresa Toto appena preso servizio con D'Alfonso. Il gip ritiene fondata l'accusa di corruzione: «Toto», scrive il giudice, «paga Paolini per quello che Paolini rappresenta e fa per D'Alfonso, dal quale, evidentemente, l'imprenditore si aspetta di essere ricambiato», cioè con i presunti favoritismi nel project financing aggiudicato alla Toto Spa per la gestione dell'area di risulta.
MOLISANI. Il funzionario, difeso dall'avvocato Vincenzo Di Girolamo, ha chiarito davanti al gip l'episodio dei 10mila euro che il Comune fece avere alla Pro-loco come finanziamento per attività pubblicitarie e dirottati a una società che lavora al porto. Quanto al fascicolo dei cimiteri (a Molisani è attribuito il ruolo di depositario del fascicolo sul project financing), ha spiegato che era conservato nella segreteria dell'ufficio di gabinetto con altri 1700, non sapendo nemmeno se si trattasse di copie o di estratti in originale, e che, scrive il gip, «le ragioni di tale disponibilità erano connesse a una riunione sollecitata dal sindaco, ed effettivamente svolta, con le maestranze che operano nella realizzazione di locali e cappelle che temevano di perdere ogni commessa per effetto dell'aggiudicazione del project financing». Caduta, dunque, l'accusa di associazione per delinquere.
D'ALFONSO. Il sindaco, che non ha sciolto il nodo delle dimissioni, ha detto che parlerà il 3 gennaio. Ma il suo portavoce di questi giorni, il consigliere comunale Enzo Del Vecchio, ha escluso la sua partecipazione alla convention del Pd lo stesso giorno al Sant'Andrea. A D'Alfonso è arrivata la telefonata anche dell'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella: «Si è commosso», ha rivelato a Repubblica il leader dell'Udeur.