Lo scorso 14 luglio, le Segreterie Nazionali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti, Orsa Trasporti, Faisa e Fast inviarono una nota sindacale unitaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Ministri del Lavoro e di Infrastrutture e Trasporti e all'Amministratore Delegato di FS SpA con la quale veniva segnalato il pesante stato di crisi in cui versava il settore degli appalti ferroviari.
La già difficile situazione denunciata in quell'occasione, peraltro evidente da tempo, ma accentuata, in prospettiva, dalle gare bandite in quelle settimane da Trenitalia per gli appalti di pulizia nei precedenti 5 lotti di Liguria, Lombardia, Lazio, Campania e Puglia, è nel frattempo ulteriormente peggiorata e si va ulteriormente deteriorando alla luce delle modalità con cui Trenitalia sta effettuando in questi giorni le procedure di affidamento degli appalti sui restanti servizi di pulizia del materiale rotabile e degli impianti, e la concessione dei servizi di ristorazione a bordo treno e di accompagnamento notte.
Tali ultime decisioni di Trenitalia hanno portato le Segreterie Nazionali a ribadire agli stessi soggetti istituzionali ed aziendali, con una nuova nota sindacale unitaria inviata l'11 dicembre scorso, le ragioni del loro fermo dissenso su operazioni che, per come si vanno configurando, rappresentano un concreto e grave rischio per i livelli occupazionali e i trattamenti applicati al lavoro del settore, già oggi fortemente caratterizzati da precarietà ed incertezza, senza peraltro delineare alcuna realistica prospettiva di miglioramento dei servizi erogati.
Oggetto della denuncia sindacale è, in primo luogo, il fatto che i nuovi bandi di gara, come già quelli dello scorso luglio, non prevedono alcuna clausola sociale.
La mancanza della clausola sociale, in questi settori già precari, mette in discussione l'occupazione per migliaia di lavoratori, generando di conseguenza incertezza e preoccupazione tra gli addetti, e tutto ciò si colloca nella più complessiva situazione che si sta determinando nel Paese per effetto della crisi economica.
In questi settori, negli anni scorsi e ancora nel corso dell'anno 2008, si è fatto un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, i quali, più che consentire la soluzione della crisi che il settore ha attraversato, hanno avuto, di fatto, la impropria funzione di contenere i costi degli appalti.
In particolare per le attività di pulizia, è stato ancora evidenziato , come già nella nota del 14 luglio, che il sistema che si determinerà a seguito delle gare di Trenitalia sarà inefficace e non idoneo ad adempiere allo scopo per cui è stato pensato: la qualità del servizio.
Rappresenterà, inoltre, in quanto notevolmente frantumato in termini produttivi ed industriali, una ancor più difficile prospettiva di tutela del lavoro e, di conseguenza, attiverà inevitabilmente una assai complessa microconflittualità sociale di difficile gestione.
Il Sindacato chiede da tempo che questo settore sia oggetto di un radicale cambiamento che favorisca la strutturazione di un sistema industriale solido ed efficace, in grado di realizzare un'adeguata qualità dei servizi forniti e riesca a coniugare, al tempo stesso, le tutele per i lavoratori.
Il Sindacato chiede, inoltre, una clausola sociale chiara che salvaguardi i livelli occupazionali degli addetti, diretti ed indiretti, del settore e, inoltre, che siano destinate al settore risorse economiche sufficienti a rendere esigibile la stessa clausola sociale, più volte annunciata dal committente, ma a tutt'oggi ancora incerta e indeterminata.
Il Sindacato chiede, infine, di aprire un confronto di merito sulle questioni del lavoro, confronto più volte richiesto, ma mai concesso, e ha di nuovo chiesto al Governo un deciso e rapido intervento per attivare le iniziative e le misure necessarie a risanare il settore e non farlo precipitare in una pericolosa ed irreversibile spirale di ingovernabilità.
D'altra parte, l'urgenza del richiesto intervento è dimostrata dall'evidente peggioramento della situazione prodottasi nel corso dell'ultimo semestre, peggioramento del quale la vicenda dell'accordo sindacale separato firmato il 19 dicembre scorso presso il Gruppo Di Stasio, ma non sottoscritto da Filt-Cgil e Fast, può essere assunto come esempio concreto.
Filt-Cgil e Fast hanno ampiamente chiarito nei mesi scorsi la propria posizione sugli ammortizzatori sociali, che devono essere usati appropriatamente, quando veramente servono e non come strumento di contenimento del costo del lavoro.
Se così non fosse, i rischi sarebbero quelli di non averli più a disposizione in caso di crisi vere - la crisi generale del Paese ne è un esempio - e che il committente e gli imprenditori li usino surrettiziamente, il primo per stanziare meno risorse a base di gara e i secondi per ribassare sino all'osso la loro offerta e farsi spregiudicata e cinica concorrenza tra di loro.
Le ricadute sul lavoro possono essere quelle di non avere più, prima o poi, risorse sufficienti a mantenere il reddito e i livelli occupazionali per i lavoratori di questo settore e, intanto, nell'immediato, determinare condizioni competitive scorrette ed al ribasso.
Non è nemmeno possibile, soprattutto in questo settore, sanare, per un gruppo di imprese, l'uso improprio degli ammortizzatori sociali e lasciare nell'incertezza e nell'indeterminatezza le risposte alle gravi violazioni perpetrate sistematicamente da alcune imprese e da alcune cooperative ai diritti dei lavoratori.
Nel caso specifico dell'accordo del 19 dicembre, gli ammortizzatori sociali sono stati sanati, tra l'altro, in palese contraddizione con gli accordi ministeriali che prevedevano interventi specifici e residuali, mirati e non generalizzati come invece è stato fatto, contribuendo a creare differenze tra i diversi gruppi d'imprese, "penalizzando" di fatto, e paradossalmente, le imprese che invece hanno rispettato gli stessi accordi ministeriali e, di conseguenza, hanno determinato le condizioni per poterli utilizzare, se necessario e secondo gli accordi sindacali che potrebbero essere in tal senso definiti, anche nel 2009.
i ritardi cronici nei pagamenti delle retribuzioni, sia ai lavoratori dipendenti dalle imprese sia ai lavoratori dipendenti dai loro subappaltatori;
i contributi previdenziali e assicurativi trattenuti ai lavoratori e non versati agli enti interessati;
le rate del quinto dello stipendio trattenute e non versate alle finanziarie rendendo, peraltro, i lavoratori automaticamente e inconsapevolmente "cattivi pagatori" e non più in grado di chiedere, al momento del bisogno, un altro eventuale prestito;
la mancata applicazione del CCNL delle Attività Ferroviarie;
sono solo alcuni esempi di gravi violazioni ai diritti dei lavoratori a cui Filt-Cgil e Fast, come sempre, si opporranno in tutte le sedi più opportune.
Diritti dei lavoratori non sanati e che non possono essere tralasciati per rispondere alle richieste di un gruppo di imprese che quotidianamente li violano , senza scrupolo: non è questo, riteniamo, il ruolo del Sindacato.
In questo settore, il Sindacato ha svolto la sua funzione ben oltre l'usuale, determinando costantemente e in ogni modo il raggiungimento delle condizioni per superare lo stato di crisi che si era determinato dopo il 2001.
In questo settore, dopo tanti anni e alla vigilia delle nuove gare, bisogna cambiare registro.
È da troppo tempo che gli imprenditori, con il "tacito assenso", di fatto, del committente, utilizzano gli ammortizzatori sociali nel settore, lasciandolo in uno stato di precarietà e in perenne crisi, scaricando le proprie difficoltà e incapacità sul lavoro, sui lavoratori, sulla collettività.
Il lavoro deve essere adeguatamente garantito, soprattutto in questa fase di difficile crisi economica e finanziaria del Paese; la clausola sociale deve essere per tutti i lavoratori del settore, diretti e indiretti, dipendenti degli appaltatori e dipendenti dei subappaltatori. Le risorse finanziarie destinate al settore devono essere sufficienti per rendere la clausola sociale esigibile per i lavoratori del settore.