Iscriviti OnLine
 

Pescara, 21/06/2026
Visitatore n. 755.196



Data: 02/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«Ricoveri inutili, ospedali da ridurre» Redigolo: fermare la spesa l'Abruzzo rischia nuove tasse

PESCARA. «Le scelte vanno fatte subito, entro i primi mesi del 2009, altrimenti continuerà il disavanzo della spesa sanitaria e non abbiamo altri modi per coprire i debiti se non nuovi ticket e l'aumento delle imposizioni fiscali, anche oltre il massimo che i cittadini abruzzesi già stanno pagando». Insomma anno nuovo ma problemi vecchi per la sanità abruzzese. A sottolinearlo è il commissario di Governo, Gino Redicolo che ricorda come il piano di rientro, «deve essere realizzato concretamente», se si vuole fermare il disavanzo. Altrimenti l'Abruzzo rischia una nuova batosta.
Dottor Redigolo qual'è il primo problema da risolvere?
«L'alto tasso di ospedalizzazione che si continua a registrare in Abruzzo. Siamo al 240 per mille di ricoveri di fronte al 160 per mille, che è lo standard di riferimento».
A suo giudizio da cosa dipendono tanti ricoveri in strutture pubbliche e private?
«In Abruzzo abbiamo un problema legato ai troppi punti di erogazione di attività sanitaria, sono in tutto 35 strutture tra pubbliche e private».
Insomma ci sono troppi ospedali?
«Per me c'è una situazione che va cambiata. Ci sono tanti ospedali ma alcuni devono essere riconvertiti in funzioni diverse, perchè troppi piccoli ospedali possono eessere addirittura pericolosi per la popolazione».
In che senso?
«Chi ha bisogno di accedere a una struttura specializzata, e parlo di una persona che si trova di fronte al pericolo di vita, il piccolo ospedale può essere dannoso. Il paziente in quella struttura può perdere del tempo prezioso mentre è a rischio di vita».
Lei però non si ferma ai piccoli ospedali ci sono anche altre questioni da cambiare?
«Sì, come le alte specialità sanitarie che sono eccessivamente diffuse e che in realtà dovrebbero essere in numero inferiore e, soprattutto, rapportate a quelle che sono gli effettivi bisogni dei cittadini».
Può spiegarci?
«Una struttura specialistica porta positivi risultati solo se svolge attività sopra una determinata soglia di interventi. Comunque non mi riferisco a casi particolari ma la mia è una valutazione generale».
Piccoli ospedali e alte specializzazioni generano il deficit?
«I piccoli ospedali e la moltiplicazione delle alte specialità portano ad un aumento della spesa ospedaliera, con sottrazione di risorse ad altri ambiti dove siamo carenti».
In particolare dove?
«Poche strutture per gli anziani e pochi servizi di assistenza domiciliare, ad esempio».
E i piccoli ospedali, tra l'altro difesi, da tutti i partiti, che fine faranno?
«Gli ospedali vanno ricovertiti in poliambultori, Rsa, day ospital, ospedali di comunità. La sanità non può essere organizzata in funzione degli operatori, ma deve esserlo in funzione dei bisogni dei cittadini».
Ne discuterà con il neo presidente della giunta Gianni Chiodi?
«Con il presidente Chiodi è giusto fare il punto sul piano di rientro. Su alcuni capitoli siamo indietro»
Ci può dire quali?
«La spesa per il personale, la spesa farmaceutica, i rapporti con i privati e l'acquisto di beni e servizi. Bisogna aver ben chiaro in che direzione si vuole andare. Serve un accordo tra Regione e strutture sanitarie, l'amministrazione deve dare precise direttive, in modo che si recuperi il tempo perduto».
Dottor Redigolo, il commissario che ha pieni poteri come lei non può decidere da solo?
«Il comissario ha poteri ma i progetti devono essere condivisi e d'altra parte tra persone consapevoli dei problemi si discute su quello che si deve fare. Negli strumenti di programmazione le cose sono già scritte, bisogna solo attuarle, c'è il dibattito ma bisogna essere operativi. La sanità va adeguata in continuazione all'evoluzione che ha la scienza medica e le tecnologie dall'altro».
Lei pensa che la politica prenderà delle decisioni?
«Sulla sanità ci vuole una grande alleanza, ai cittadini vanno spiegati i percorsi. La comunità deve vivere il problema e conoscere gli obiettivi. Ossia una buona sanità senza far pagare maggiori aliquote ai cittadini».
Cosa proporrà alla nuova giunta regionale?
«Proporrò delle iniziative che bisogna prendere subito. I direttori generali stanno predisponendo piani e progetti coerenti con il piano di rientro. Si tratta del lavoro che ho fatto con le direzione del settore sanità e con i direttori generali. Naturalmente queste iniziative non sono imposizioni del Commissario. Le scelte possono essere prese d'intesa con l'amministrazione regionale ma a condizione che siano garantiti i risultati economici e alti livelli di assistenza da dare ai cittadini».
Con i privati sembra che le questioni stiano ancora in alto mare, nel senso che il Tar dell'aquila ha bloccato il taglio di budget fatto dalla ex giunta Del Turco e riproposto dal commisssario. Cosa accade?
«Il Tar ha rigettato una parte della deliberazione, quella che indica in 20 giorni di tempo in termini perentori, il tempo per sottoscrivere i contratti. Il Tar però ha rinviato ogni decisione sul budget».
Sui tagli le cliniche private daranno battaglia
«C'è un piano di rientro che coinvolge strutture private e pubbliche e la cosa va suddivisa tra tutti. Il problema non sono i tagli ma come dare ai cittadini risposte appropriate ai bisogni di cura. C'è una situazione di ricoveri impropri che vanno eliminati. Con una azione di impegno reciproco tra operatori sanitari e strutture per consentire il ricovero solo a chi ha bisogno».
Lei insiste sui ricoveri facili ma bisogna anche riconoscere che quasi l'80 per cento dei piccoli paesi in Abruzzo sono per lo più di montagna, e per gli anziani non ci sono alternative ai ricoveri.
«La riforma dei piccoli ospedali deve procedere di pari passo con servizi alternativi, chi va oggi in ospedale in una corretta organizzazione potrebbero ricevere prestazioni in poliambulatorio e in servizi domiciliari. Ma su questi temi è il momento del confronto e delle scelte, da fare presto».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it