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Pescara, 21/06/2026
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Data: 03/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Il gip: D'Alfonso, i lavori nelle case unico profitto. Ieri la sua prima uscita pubblica: visita ai cantieri, poi l'abbraccio della gente

Il giudice riconosce anche il disvalore tra gli interventi e l'entità dell'appalto «Ma la prova della corruzione resta»

«Le due ristrutturazioni edili contestate costituiscono l'unico profitto autenticamente personale ascrivibile a Luciano D'Alfonso. Gli altri, compresi i viaggi, lo stipendio e un'auto per un assistente, e le cene ascritte al Toto, sono finalizzati essenzialmente a sostenerne l'immagine pubblica». Il gip Luca De Ninis opera un distinguo sulle presunte responsabilità del sindaco dimissionario di Pescara.
Lo fa nella stessa ordinanza con la quale, alla vigilia di Natale, gli ha restituito la libertà, e nella quale la prova della corruzione è ritenuta rafforzata dopo l'interrogatorio dell'ex dipendente della ditta De Cesaris, Antonio Ciccarini, che ha fissato all'estate 2005 - senza però esserne sicuro - i lavori di ristrutturazione effettuati sia nell'immobile della nonna di D'Alfonso, a Lettomanoppello, sia nella casa pescarese di via Salita Zanni. Interventi che invece D'Alfonso colloca rispettivamente nel 2002 e nell'ultimo trimestre del 2003 e che pm e gip - in base alle utenze e attribuendo a Ciccarini un errore di un anno - fissano invece al 2004, cioè all'epoca del project financing per la gestione dei cimiteri, che avrebbe costituito dunque la contropartita di quei lavori.
«Proprio la tensione verso condotte di arricchimento privato», spiega il gip in quel provvedimento, «è l'elemento che, pur avendo lo scrivente condiviso integralmente l'impostazione cautelare del pm, è apparso il dato meno appariscente dell'impianto accusatorio, avuto riguardo all'entità e alla natura delle remunerazioni "private" contestate in rapporto all'importo degli appalti aggiudicati o attesi».
E' il riconoscimento del disvalore tra l'entità dei project financing (18 milioni per i cimiteri, quasi il triplo per la gestione dell'area di risulta) e i lavori nelle case per poche migliaia di euro, che però, sempre secondo il gip, «seppure non ingenti, certamente hanno costituito un valore apprezzabile, avendo impegnato una squadra di maestranze per 20 giorni a Pescara e comportato la ristrutturazione completa del locale di Lettomanoppello».
In ogni caso, per il gip la corruzione c'è ed è dimostrata dalle dichiarazioni di Ciccarini che, scrive De Ninis, «hanno messo in crisi la tesi difensiva dell'incongruenza temporale tra i lavori di ristrutturazione e l'esercizio delle funzioni pubbliche». La difesa di D'Alfonso replica esibendo sia la fattura da 12mila euro datata 31 dicembre 2002 della ditta De Cesaris, ritenuta però dal gip «un'ulteriore messa in scena non andata a buon fine», sia le fotografie della data - 29 novembre 2002 - incisa sulla pietra all'ingresso dell'immobile di Lettomanoppello e relativa all'inaugurazione - dopo i lavori, appunto - della sede della Margherita che D'Alfonso diede in disponibilità al partito. Immagini che saranno portate all'attenzione del pm Gennaro Varone. Nell'interrogatorio, sulle date dei lavori fissate al 2004, D'Alfonso ha parlato di «cantonata», ma per il giudice il sindaco di Pescara è stato «smentito sia da Ciccarini sia da De Cesaris», con il quale il «rapporto personale, teso a "disancorare" le prestazioni ricevute dall'imprenditore dal conferimento degli incarichi da parte dell'amministrazione, è risultato avere i caratteri del mero pretesto».

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