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Pescara, 21/06/2026
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Data: 03/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«Nuove tasse? Faremo barricate». Imprese e comitati di lotta contro l'ipotesi di aumenti

PESCARA. Il rischio di nuove tasse se non ci saranno scelte concrete entro i primi mesi del 2009 e la riorganizzazione dei piccoli ospedali. Le priorità indicate dal commissario di governo per la sanità, Gino Redigolo in una intervista a il Centro hanno suscitato reazioni e allarmi. Preoccupati gli artigiani della Cna, così come il comitato di lotta dell'ospedale di Avezzano, mentre dall'Aquila l'ex senatore Enzo Lombardi chiede le dimissioni dei manager Asl. «Il rischio di introdurre nuove tasse», afferma il presidente della Cna, Franco Cambi, «gettano su questo inizio del 2009 una luce sinistra e impegnano il neo presidente Chiodi a scongiurare una soluzione che suonerebbe a morto per il sistema delle imprese abruzzesi».
«Il sistema delle imprese abruzzesi, a cominciare da quelle più piccole, non è in grado di sostenere una nuova, massiccia iniezione di tasse», commenta Cambi che accusa la politica di aver fatto marcia indietro rispetto agli impegni di non mettere nuove tasse, «la Regione, d'intesa con il commissario straordinario, ha tutti gli strumenti per affondare altrove il bisturi, se l'esigenza è quella di far quadrare i conti di un sistema che fa acqua, razionalizzando presidi ospedalieri e servizi. Ma non si chieda alla famiglie e agli imprenditori di finanziare altri sperperi. La Cna si attiverà con le altre organizzazioni d'impresa per scongiurare l'ipotesi di nuove tasse».
Per Lombardi i dati del commissario, in particolare il numero eccessivo di ricoveri «non può essere messo in dubbio».
Lombardi, in attesa delle riforme che lui teme siano lunghe, lancia alcune proposte. «Ai cittadini abruzzesi», dice, «è necessario far giungere subito un chiaro e forte segnale di discontinuità con il vergognoso andazzo di un passato, in particolare dagli anni 90 ad oggi. La prima vera svolta gli abruzzesi vorrebbero vederla attuata nel sistema quale ancora oggi è, mettendo mano immediatamente alla completa destrutturazione della anchilosata struttura politica, dirigenziale, amministrativa e tecnica regionale e delle sei eccessive Asl che ha l'oggettiva responsabilità morale perlomeno di non essersi accorta di quanto accadeva. Via dunque, e subito, i responsabili regionali, i direttori generali amministrativi e sanitari delle Asl e adozione di immediate scelte a garanzia dei cittadini utenti. Occorre ripristinare il sistema desueto, ove mai esistito, dei controlli della qualità ed efficienza operativa dei servizi e prestazioni sanitarie, della congruità per spese e costi degli acquisti. Infine, occorre contenere la spesa per i ricoveri attivando senza remore e subito il più diffuso sistema di rete territoriale non ospedaliera dei servizi sanitari».
Proteste arrivano dal comitato civico dell'ospedale di Tagliacozzo che ricorda come la strutura sia un punto di rifeerimento essenziale per i cittadini.
«Tagliacozzo copre 16 comuni montani. I pazienti», affermano, «finirebbero ad Avezzano, già saturo, o fuori Regione». E si chiedono, inoltre, «chi si assumerà le responsabilità per i rischi a cui saranno sottoposti i pazienti che durante un'emergenza dovranno essere trasportati ad Avezzano da paesi di montagna che distano anche 60 chilometri?». Il comitato ricorda anche che i i piccoli ospedali non generano deficit. «Quello di Tagliacozzo produce denaro. E' un ospedale in attivo sia per prestazioni sanitarie, sia per i ricoveri con prenotazioni che arrivano da Lazio e Campania». «Non è vero che il Tar ha rinviato ogni decisione solo sul badget del Piano sanitario», afferma a nome del comitato l'avvocato Rita Tabacco, «il Tar ha sospeso ogni operatività del piano sanitario. Il Tar ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale riconoscendo non manifestamente infondata l'eccezione di incostituzionalità».

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