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Pescara, 21/06/2026
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Data: 04/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
«Mi chiedo ancora perché è successo» Lo sfogo con gli amici più cari. Oggi la decisione sulle dimissioni

PESCARA. «Perché è successo tutto questo, mi chiedo ancora perché è successo». Luciano D'Alfonso ha trascorso la giornata di ieri ad interrogarsi, anche sul da farsi: «Sulle dimissioni deciderò domani (oggi per chi legge ndr)» avrebbe confidato ad un fedelissimo del suo staff. Gli amici del Pd preparavano il D'Alfonso-day al cinema Sant'Andrea, lui si tormentava con la domanda che gli ha tolto la serenità (e forse anche il sonno) dal 15 dicembre scorso, quando dalla procura di Pescara è arrivato il provvedimento degli arresti domiciliari per i reati di concussione, corruzione, associazione per delinquere, poi ridimensionati dal gip nell'ordinanza di revoca della misura restrittiva.
«Associazione per delinquere», è questa l'accusa che mi ha turbato di più» avrebbe confessato ieri mattina. Ma nessuna reazione scomposta, nessuna invettiva contro i magistrati, nessun gesto clamoroso, come quello del suo amico e collega di Firenze Leonardo Domenici, che è andato ad incatenarsi di fronte alla redazione di Repubblica per testimoniare la sua estraneità alla politica del malaffare. «Il mio avvocato (Giuliano Milia ndr) mi ha detto che fino ad ora sono stato bravissimo, ho tenuto una condotta esemplare...». Dunque la consegna del silenzio. Il vero nemico del sindaco dimissionario è ora il tempo che scorre: «Spero che tutto si chiuda in tempi rapidi», ha confidato ancora agli amici più vicini. «In questi giorni leggo, leggo tanto, non faccio altro. E studio: quattordici ore al giorno. So tutto sulle procedure degli appalti pubblici, proprio tutto». D'Alfonso continua a rivendicare la sua innocenza: «Mai preso un soldo dagli imprenditori con un secondo fine». Regalie, attenzioni, certo. «Ma ditemi voi se è un peccato avere degli amici..., Carlo Toto ha battezzato i miei figli, qualche biglietto d'aereo per sponsorizzare alcuni viaggi istituzionali del Comune, e con quale ritorno..., un appalto al quale nessuno ha trovato convenienza a partecipare». Continua a sfogarsi con gli amici il sindaco più amato nella storia della città: «Sto leggendo un libro sulla dea bendata, quella che colpisce a caso semza mai entrare nel merito..., a rileggere la storia del Diritto in Italia». Già, ma dopo cosa fara?
Viene, non viene...un'altra domanda che tormentava tutti ieri mentre il partito del sindaco organizzava il D'Alfonso-day al Sant'Andrea. Ma in tarda mattinata nessuno era ancora in grado di sapere cosa avrebbe fatto il sindaco, forse in attesa di un segnale più chiaro dai vertici nazionali del suo partito. Che non arriva. Anzi, le cose si mettono male. Il neo commissario regionale del Pd, Massimo Brutti, fa sapere che lui non ci sarà al cinema Sant'Andrea per quella che si prospetta come la consacrazione dei 68 mesi di amministrazione D'Alfonso. E non arrivano neanche un messaggio, due righe, una parola del segretario Walter Veltroni. Niente. Il sindaco decide di restare a casa, a denti stretti, e ricordando i consigli dell'avvocato Milia: «Se vado lì non ce la faccio a restare zitto», avrebbe confessato a poche ore dalla convention. E infatti D'Alfonso si perde il D'Alfonso-day, ma non del tutto. Il consigliere comunale Stefano Casciano gli mostra la platea straripante del Sant'Andrea usando il video-telefonino mentre gli altoparlanti sparano le note della canzone di Ligabue, «niente paura, niente paura...». Un'altra tortura.

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