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Pescara, 21/06/2026
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Data: 04/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Quasi tre milioni di precari. In Italia, in quattro anni, sono aumentati del 16,9 per cento Il 33,4 sta a Sud dove è più forte il lavoro stagionale

L'analisi condotta dall'ufficio studi della Cgia di Mestre

MILANO. Aumenta il numero dei lavoratori precari in Italia. Stavolta è l'ufficio studi della Cgia di Mestre (associata alla Confartigianato) a stilare una classifica. Ebbene, contati nel settembre scorso, secondo la Cgia i precari in Italia sarebbero 2.812.700, pari al 12% del totale degli occupati in Italia. Altro dato: i precari sono in aumento del 16,9% rispetto al settembre di quattro anni prima, cioè il 2004. In quattro anni il numero dei lavoratori a tempo indeterminato è salito del 3,1% mentre, come detto, i precari sarebbero aumentati del 16,9%. E' il Mezzogiorno la zona più «colpita».
Infatti al Sud e nelle isole i lavoratori atipici sono (o sarebbero) 940.400, pari al 33,4% del totale nazionale.
La Cgia di Mestre, che ieri ha diffuso un comunicato, dice di aver analizzato il mercato del lavoro in Italia concentrando l'attenzione sui cosiddetti «flessibili», e cioè i dipendenti a tempo determinato (inclusi anche gli ex lavoratori interinali), i lavoratori assunti con collaborazioni coordinate e continuative a progetto e i prestatori d'opera occasionali.
«La maggior presenza dei precari al Sud - dice il segretario della Cgia, Bortolussi - è dovuta al fatto che in quell'area sono più diffuse che altrove le attività stagionali che, per loro natura, richiedono contratti a tempo determinato come l'agricoltura, il turismo, la ristorazione e il settore alberghiero. Infine non va dimenticato che buon parte di questi precari sono assunti dalle pubbliche amministrazioni che nel Mezzogiorno continuano ad essere un serbatoio occupazionale molto significativo».
Ecco, comunque, un po' di cifre divise per zone. Se 940.400 precari occupati al Sud costituiscono il 33,4% del totale nazionale, a Nord Ovest sono 692.600 (pari al 24,6% del totale), nel Centro 606.000 (pari al 21,5%) e nel Nord Est «solo» 573.700 (pari al 20,4%).
Dai precari all'orario medio settimanale di alcune di queste figure. Un co.co.pro (collaboratore continuativo a progetto), sempre per la Cgia, lavora mediamente 31 ore alla settimana. Un prestatore d'opera occasionale ne lavora 23; un operaio assunto a tempo indeterminato ne lavora 37 e un impiegato con posto fisso arriva a 35.
«Un dato interessante - spiega Bortolussi - è che più di metà di operai e impiegati con un posto stabile, lavora effettivamente più di 40 ore settimanali. Per questo, almeno in teoria, ci sono le condizioni, in alcuni settori produttivi, di ragionare sulla possibile introduzione della settimana corta in funzione anti-crisi»
Sull'argomento ieri sera è intervenuto l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano (ora ministro ombra del Pd). «I dati della Cgia - dice - confermano l'emergenza precarietà, ma questa emergenza deve consentire una correzione di rotta che aiuti la stabilizazione del lavoro. A questo proposito, negativa è stata la scelta del ministro Brunetta di cancellare la normativa del governo Prodi tesa a superare la precarietà nel pubblico impiego». Una scelta che, secondo l'esponente del Pd, «aggiungerà nuova disoccupazione a quella già esistente e trasformerà quei lavoratori in neo assistiti, con grave danno per il funzionamento della pubblica amministrazione».

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