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Pescara, 30/04/2026
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Data: 05/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
D'Alfonso, tempi lunghissimi per le sentenze. Tre casi ancora aperti, il rebus delle notifiche e l'incubo di un nuovo arresto

Il nodo urbanistica Il pool di magistrati non ha ancora deciso come concludere

PESCARA. Non è l'idea di affrontare tre inchieste. E neppure quella di confrontarsi con accuse gravi, pesanti, tagliagambe e bruciacarriere. Il cruccio e la preoccupazione di Luciano D'Alfonso sono legati a doppio filo alla durata di quei fascicoli. Quanto tempo occorrerà al quasi ex sindaco per chiarire la propria posizione, tentare di uscire indenne da (possibili) imputazioni che vanno dall'associazione per delinquere alla concussione, e rientrare in campo da amministratore specchiato, senza pendenze né procedimenti a carico? I tempi della politica mal si conciliano con quelli della giustizia.
Anzi, non si conciliano per niente e costringono di fatto D'Alfonso a prendere una scelta. Ora, oggi: fare un passo indietro e mantenerlo per lungo tempo, con il rischio di rimanere fuori per anni dai giochi e dai giri che contano, o rituffarsi subito in politica e affrontare «da dentro» le bufere giudiziarie. Vediamo perché.
LE INCHIESTE. Le inchieste nelle quali è coinvolto il sindaco si trovano in una fase differente l'una dall'altra. Partiamo dall'ultima, quella condotta dal pm Gennaro Varone, la più eclatante perché costata il 15 dicembre scorso all'ex leader del Pd gli arresti domiciliari, poi revocati alla vigilia di Natale. E' l'inchiesta sugli appalti milionari in cambio di favori (ristrutturazioni di case; viaggi e cene pagati da Toto).
La «sensibilità istituzionale», riconosciuta dal gip a D'Alfonso con le sue dimissioni, avrà in risposta altrettanta sensibilità istituzionale da parte della procura, che è decisa a chiudere l'inchiesta entro un mese. Questo significa che il magistrato firmerà l'avviso di conclusione delle indagini per i 40 coinvolti, a ciascuno dei quali però dovrà essere notificato l'atto. Il rischio è che trascorrano molti mesi, anche se Varone è un magistrato che segue con attenzione ogni fascicolo che tratta e dunque è il primo ad avere interesse ad arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio nei tempi più brevi possibile. E' importante ricordare che all'atto dell'avviso di conclusione dell'inchiesta, ogni indagato ha 20 giorni di tempo per presentare memorie e documenti a difesa o per chiedere di essere interrogato. E' fatale che i tempi si allunghino, considerata la gran quantità di indagati, per molti dei quali dilatare i tempi e allontanare il più possibile un eventuale processo rientra nella normale strategia difensiva.
L'UDIENZA PRELIMINARE. Insomma, se non ci fossero intoppi, si potrebbe ipotizzare la prima udienza preliminare all'inizio dell'estate - ma è l'ipotesi più felice - o più realisticamente all'inizio d'autunno. Nella peggiore, occorrerà un anno e mezzo per arrivare davanti al gup. In ogni caso, scadenze che fanno a pugni con la necessità di presentarsi immacolati alle Europee o alle prossime amministrative di giugno. Tanto più che l'udienza preliminare, tra notifiche, eccezioni e il carico di 30 faldoni che il gup dovrà studiarsi per arrivare a una decisione, rischia a sua volta di avere tempi biblici. Se poi D'Alfonso non dovesse scegliere di essere giudicato con il rito abbreviato e di giocarsi tutto davanti al gup, bisognerebbe aggiungere le scadenze di un processo pubblico di primo grado. Non se ne esce: in ogni caso, occorreranno anni per partorire una sentenza. E sarebbe, quasi sicuramente, solo la prima, qualunque essa fosse.
L'ARRESTO BIS. Tutto questo senza trascurare un'altra eventualità, che in realtà è la più temuta da D'Alfonso e da chi lo sostiene: l'arresto bis in caso di revoca delle dimissioni. Il gip, nell'ordinanza con cui ha restituito la libertà a D'Alfonso, ha dato «rilievo primario» alle «preannunciate dimissioni» e al «previsto commissariamento del Comune, che determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti da D'Alfonso nell'esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente capacità di manipolare persone informate e documenti».
Insomma, il pericolo di inquinamento delle prove è scemato. E se D'Alfonso decidesse, con un colpo di teatro, di tornare in sella alla guida del Comune di Pescara? Il rischio che possa essere arrestato di nuovo è concreto, anche se nella stessa ordinanza il gip riconosce che «la costituzione di tesi difensive di comodo sono state in parte già disvelate, con riferimento alla vicenda delle ristrutturazioni, e che comunque il dettagliato sviluppo del costituto difensivo del sindaco e i confronti con le altre fonti di prova, alla luce della notevole mole del materiale documentale acquisito, rendono meno probabili ulteriori manipolazioni».
URBANISTICA. L'inchiesta sulla gestione dell'urbanistica è aperta da novembre 2006, da quando 22 accordi di programma e programmi complessi sono finiti sotto la lente della procura. L'indagine si è mossa sotto traccia e ha prodotto approfondite indagini patrimoniali su Luciano D'Alfonso e sui suoi familiari più stretti, fino al terzo grado di parentela, senza portare alla scoperta di "tesori" personali. Da questo fronte sarebbe emerso soltanto il prestito di un fondaco in via Coppa Zuccari da parte di un costruttore. Il pool di magistrati composto da Pietro Mennini, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio, deve ancora partorire le sue conclusioni. A quest'ultime, come è ovvio, è legata ogni considerazione sulla posizione di D'Alfonso.
L'ASSUNZIONE DI DEZIO. E' l'inchiesta chiusa per prima e arenatasi per questioni di mancate notifiche da più di un anno. Ed è il paradosso che più preoccupa il sindaco, che dal 16 novembre 2007, data di chiusura dell'indagine, attende di chiarire la propria posizione. Per il sindaco e per Guido Dezio, nonché per Vincenzo Montillo, Paola Di Marco e Carlo Montanino, che hanno fatto parte della commissione per il concorso da dirigente amministrativo, il pm Paolo Pompa attende solo quelle notifiche prima di firmare l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Il sindaco dimissionario di Pescara è indagato per il reato di abuso patrimoniale, che si sarebbe concretizzato favorendo l'assunzione a un livello superiore (quindi, con un vantaggio patrimoniale) del suo uomo di fiducia. Ma se i tempi tra l'avviso di conclusione delle indagini e la richiesta di processo sono stati questi finora, quanto tempo trascorrerà prima che venga emessa una sentenza?

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