PESCARA. «La posizione è quella scritta negli atti giudiziari, il quadro non cambia». In Procura la mossa di Luciano D'Alfonso, che ritira le dimissioni ma non torna a fare il sindaco invocando l'impedimento, ha spiazzato più di un magistrato. Nessun commento da parte del pm titolare dell'indagine.
Il pm Gennaro Varone, ieri al suo posto in ufficio, al terzo piano di palazzo di giustizia, così come il gip Luca De Ninis, ha preferito astenersi dal commentare la mossa di D'Alfonso. Alla quale potrebbe seguire una contromossa dei magistrati.
Temporaneo o definitivo? In Procura, dove comunque ieri il testo unico degli enti locali è stato sfogliato da cima a fondo, ribadiscono che «l'indagine va avanti» e «il quadro non è mutato». È innegabile, tuttavia, che la decisione del sindaco abbia creato una qualche irritazione nel palazzo, anche se nessuno lo dice. Nelle stanze dei pm il dibattito è stato incentrato anche sulla natura dell'asserito impedimento, se di carattere temporaneo oppure definitivo.
Trifuoggi incontra Milia. Il procuratore capo Nicola Trifuoggi intorno alle 12,30 ha ricevuto la visita dell'avvocato Roberto Milia, che è entrato, stringendo in mano alcuni fogli, nella stanza più grande del quinto piano. All'ufficio del procuratore è stata recapitata, infatti, una lettera nella quale Luciano D'Alfonso spiega il senso della sua decisione. Non si sa se si tratti della stessa lettera scritta ai pescaresi oppure di un'altra stesura. Tuttavia la consegna di una lettera è stata confermata da fonti della Procura. All'uscita dal colloquio, l'avvocato Milia non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla decisione di D'Alfonso e sulle eventuali conseguenze, limitandosi a dire che «il sindaco sta pensando soltanto a difendersi». Al quinto piano è salito anche Giampiero Di Florio, uno dei magistrati del pool (composto anche da Giuseppe Bellelli e Pietro Mennini) che da due anni ha in mano l'indagine sull'Urbanistica e i 22 accordi di programma che, ufficialmente, non è stata chiusa.
Libertà a rischio. L'interrogativo del giorno, allora, è stata l'eventualità, teorica eppure non impossibile, dell'adozione di una nuova misura cautelare nei confronti del sindaco di Pescara come risposta alla sua decisione di ritirare le dimissioni. Se, infatti, le dimissioni di D'Alfonso, inizialmente, non erano bastate per evitargli l'arresto in casa e poi, nove giorni dopo, erano state valutate diversamente e interpretate dal gip Luca De Ninis come «un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale», oggi che sono state ritirate potrebbero rimettere in discussione gli stessi presupposti del ritorno in libertà. È probabile che la Procura stia valutando anche quest'ipotesi, soprattutto alla luce della condotta che il sindaco deciderà di adottare in seguito alla sua mossa a sorpresa. È escluso, al momento, che il sindaco Luciano D'Alfonso venga ascoltato di nuovo dal pubblico ministero. La sua posizione è stata chiarita nel corso del doppio interrogatorio di giovedì 18 dicembre e di sabato 20 dicembre 2008.
«Un segnale apprezzabile». Il gip ha scritto nell'ordinanza della vigilia di Natale che «le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni, se da un lato apparivano funzionali a prevenire l'applicazione della misura cautelare, con il connesso fardello di esposizione mediatica che inevitabilmente esso comporta, dall'altro costituiscono anche un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale, per l'anteposizione delle esigenze di accertamento giudiziario e di trasparenza dell'azione politica al proprio interesse personale, con evidente e notevole sacrificio del secondo in favore delle prime». Questo aveva spinto il gip a scrivere che «gli eventi successivi all'applicazione della misura inducono a rivalutare il giudizio sulla sussistenza di inderogabili esigenze attinenti alle future acquisizioni investigative». Primo evento l'esecuzione della misura. Secondo evento le dimissioni. Terzo evento il «previsto commissariamento del Comune». Evento che però, per effetto della mossa di D'Alfonso, non si realizzerà. Eppure il gip lo riteneva importante perché avrebbe determinato «un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti dal D'Alfonso nell'esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente capacità di manipolare persone informate e documenti». Il sindaco ha ritirato le dimissioni, ma poi si è fatto da parte. La Procura si riserva di valutare se questa mossa possa cambiare lo scenario riguardo al pericolo di inquinamento delle prove.