Pescara 5 gennaio 2009
Ai Cittadini ed alle Cittadine di Pescara.
Caro Cittadino, cara Cittadina, considero doveroso rivolgermi a Te, in questo momento in cui gli eventi mi hanno impedito di continuare a svolgere il mio lavoro nella carica di Sindaco della nostra città.
Da Te e dagli altri concittadini mi è stato rinnovato pochi mesi fa il mandato di guidare per una seconda volta Pescara, portando avanti il programma che avevamo perseguito nella consiliatura 2003-2008 di rinnovamento delle infrastrutture, dei servizi, delle opportunità per la persona, di promozione delle funzioni e della missione di questa città nell'ambito nazionale ed europeo.
Una grande ed entusiasmante esperienza amministrativa che ci ha permesso di realizzare tanti interventi pubblici (420 in 60 mesi solo nel campo delle opere pubbliche) che hanno riguardato tutto il territorio urbano grazie a riqualificazioni di strade che hanno interessato 153 km di vie cittadine, al potenziamento dei sottoservizi idraulici per circa 70 km di reti, all'inaugurazione di 32 parchi e spazi verdi, alla messa a disposizione di decine di strutture culturali di qualità.
Il patrimonio della città si è rinnovato e consolidato, consentendoci così di programmare gli impegni futuri di una città in grado di competere con le più importanti realtà urbane italiane ed europee.
Per questo, dopo la rielezione a maggio 2008, approvammo subito il Piano Strategico della città ed avviammo una seconda fase di grandi realizzazioni con il Ponte del Mare, in fase avanzata di esecuzione, il Ponte Nuovo che condurrà direttamente alle aree di risulta, il completamento del Ponte della Libertà, lo Stadio, la copertura del Teatro D'Annunzio, il Circolo Aternino, gli svincoli della circonvallazione per Via Tirino e Colle Caprino, il collegamento fondamentale tra Via Caravaggio e Via Ferrari e la definizione delle risorse finanziarie pubbliche per riqualificare le aree di risulta e realizzare il Teatro monumentale della città.
Ora, purtroppo, sono venute meno le condizioni perché io possa continuare a svolgere, come pure vorrei, questo lavoro al servizio della comunità.
Mi trovo nella condizione di dover dedicare le mie energie a dimostrare l'innocenza dei miei comportamenti di fronte all'autorità giudiziaria.
Per questa ragione, sin dall'interrogatorio reso di fronte al Pubblico Ministero lo scorso 9 dicembre 2008, ho comunicato le mie dimissioni dalla carica di Sindaco, per potermi difendere senza coinvolgere il Comune.
Queste dimissioni non hanno sortito l'effetto auspicabile di scongiurare misure cautelari restrittive della mia libertà personale, ma hanno ribadito il mio pieno rispetto per le istituzioni che non devono essere coinvolte nelle vicende delle persone.
Per queste ragioni, malgrado sia immutata in me la volontà di impegnarmi ogni giorno al servizio di Pescara, ne sono impedito e non posso aderire alle calde e rinnovate sollecitazioni di tantissime moltitudini di cittadini che mi invitano a proseguire il mio mandato.
Non sono più nelle condizioni personali per potervi fare fronte con la dedizione che esso comporta.
Confido che questa mia doverosa, ma sofferta, determinazione valga a rasserenare tutti e, quindi, a consentire che la stessa attività di indagine, sul piano squisitamente tecnico, possa procedere scevra da condizionamenti inevitabilmente connessi al grande impatto mediatico di questa vicenda, al quale sono rimasto sin qui assolutamente estraneo.
Nel prendere congedo dalla mia responsabilità di Sindaco di Pescara voglio, in conclusone, rinnovare la mia professione di amore e di dedizione a questa comunità, che per me è stato un onore servire in tutti questi anni ed alla quale continuerò a dare il mio apporto di cittadino, in primo luogo dimostrando, nelle sedi previste dalla legge, l'assoluta correttezza politica ed amministrativa.
In definitiva desidero esprimere a Te e a tutti i pescaresi un ringraziamento vivissimo per la collaborazione ed il sostegno dimostrati in tutti questi anni al nostro lavoro senza i quali noi non avremmo potuto fare nulla. Con i più cordiali saluti, una grande stretta di mano.
Luciano D'Alfonso