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Data: 06/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Nel 2008 inflazione al 3,3% Dal 1996 che non si registrava un aumento così alto dei prezzi

Ma negli ultimi mesi si è avuto un calo conseguente al petrolio. La pasta a dicembre era a +28,2% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente C'è pressione su tutti i prodotti alimentari

MILANO. Il 2008 è stato un anno record per l'inflazione. In media i prezzi sono saliti del 3,3 per cento rispetto al 2007 (il massimo degli ultimi 12 anni). Però la musica sta cambiando, se è vero che il picco massimo è stato toccato a luglio (con il 4,1 per cento) e poi le cifre sono via via scese, con il calare del prezzo del petrolio. Infatti l'estate scorsa l'oro nero era arrivato a sfiorare i 150 dollari al barile e i rincari del greggio avevano fatto così da traino per tutto il resto, a cominciare dalla benzina ma anche dai generi alimentari che in Italia vengono trasportati su camion.
Visti i prezzi in frenata, se da un lato c'è da fregarsi le mani, perchè i rincari non fanno piacere a nessuno, dall'altro va detto che i primi sintomi di un risveglio dalla crisi (libri di economia alla mano) arrivano proprio da un risveglio dei prezzi.
Dunque, il calare dei prezzi non è un bel segnale, soprattutto se accompagnato (come in questo caso) dal calo della domanda, cioè dal calo dei consumi. Saranno i prossimi mesi a dare indicazioni più precise. Per ora accontentiamoci dei numeri che ci offre il mese di dicembre, con l'inflazione al 2,2%, in calo rispetto al 2,7% di novembre. Bisogna però analizzare le varie voci e capire meglio che cosa è successo. Benzina. Il prezzo della benzina, a dicembre, è salito del 16,3% rispetto al mese di dicembre 2007 ma è sceso dell'8,1% rispetto a novembre. Dunque, abbiamo speso di più rispetto al Natale 2007 ma molto meno rispetto a novembre. Lo stesso discorso vale per il gasolio, salito in un anno del 12,7%.
Pane e pasta. La pasta di semola di grano duro è salita, a dicembre, del 28,2% rispetto allo stesso mese dell'anno prima. Il pane è rincarato del 3,4% e, complessivamente, il settore cereali è salito del 7,8%. Latte, uova e formaggi sono aumentati in media del 4,7% mentre per le carni il rincaro è stato del 2,8%. Chi ci guadagna? Visti i dati, dice la sua la Cia (Confederazione italiana agricoltori)."I prezzi al campo scendono, in media del 7% rispetto a un anno fa, mentre sugli scaffali dei supermercati i prezzi salgono, con la spesa alimentare che, in un anno, è rincarata del 4,5%". «Il prezzo del grano - spiega la Cia - è sceso del 40% e il pane è rincarato? Come è possibile»? Le domande, a volte, trovano risposta nella filiera troppo lunga, a volte non trovano proprio risposta ma a nulla servono gli appelli del governo o le minacciate ispezioni della Finanza perchè, alla fine, il risultato non cambia. «E' aumentata - dice la Cia - la percentuale di famiglie che fanno la spesa negli hard-discount anche se il 68,2% degli italiani continua a rifornirsi nei supermercati».
Scende in campo anche la Coldiretti: «Gli italiani hanno speso il 5% in più ma hanno portato a casa la stessa quantità di merce perchè i prezzi sono aumentati mentre le materie prime agricole sono diminuite». Per la Coldiretti, il caro-vita cambia il menu di 4 italiani su 10. Infatti si consumano più polli (+3,2%) e meno bistecche (-0,5%), meno formaggi (-0,6%) e più carne di maiale (+2,3%). Le bollette. Secondo le associazioni di consumatori, a colpire di più i bilanci familiri sono stati luce (+12,6%), gas (+13,1%), acqua (+10,9%), rifiuti urbani (+14,6%) e la spesa agroalimentare (+9,4%). Salari e pensioni. «La frenata dei prezzi a dicembre - dice la Cisl - è dovuta più alla diminuzione delle materie prime che alle correzioni delle distorsioni nella distribuzione. Ora non bisogna abbassaree la guardia ma aiutare i redditi bassi e medio-bassi di lavoratori e pensionati». «Da almeno tre finanziarie - dice l'Ugl - non si è intervenuti per favorire l'aumento del potere d'acquisto di salari e pensioni, mentre l'inflazione ha raggiunto picchi elevati». Per la Confcommercio, invece, il vero problema dell'economia «è il persistere della bassa crescita e della bassa domanda per consumi».

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