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Pescara, 30/04/2026
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Data: 07/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Di Cesare: «Quattro mosse per venire fuori dalla crisi»

PESCARA - Un 2009 segnato dalla crisi. Una crisi economica che dalla finanza si è spostata al mondo reale e che adesso colpisce l'imprenditoria e le aziende. «Gli unici accordi di cui possiamo parlare -dice Gianni Di Cesare, segretario regionale della Cgil- sono quelli che riguardano la cassa integrazione in aziende che fino a poco tempo fa erano il fiore all'occhiello del sistema produttivo abruzzese». Di Cesare si riferisce a colossi come la Sevel in Val di Sangro e la Micron nella Marsica, per tacere del fallimento dell'Atr di Colonnella nel Teramano. «L'industria abruzzese sta mandando a casa tutti i precari -aggiunge- Si tratta di oltre 5.600 addetti tra personale con contratto co.co.co, interinali e a tempo determinato che entro il mese si ritroveranno senza lavoro e senza stipendio. E questo dato, purtroppo, peggiorerà a breve».
E se i privati piangono, la pubblica amministrazione non ride. Al decreto Brunetta che prevede una sorta di blocco forzato del personale pubblico, con un assunto ogni tre pensionamenti, si deve aggiungere anche l'espulsione, dal ciclo produttivo di un migliaio di precari di cui circa 700 nel solo comparto della sanità. «Una situazione incredibile, gente che per anni ha fatto sacrifici per assicurare un servizio dignitoso si ritrova senza niente nel giro di poche ore. Mi chiedo come faranno gli ospedali abruzzesi senza questo personale. Parliamo di operatori che ricoprono ruoli importanti nei Livelli essenziali di assistenza. Sarà interessante capire come si muoveranno le asl». Interessante senza dubbio capire anche come si muoverà il commissario governativo al risanamento dei conti della sanità, Gino Redigolo, che il primo dell'anno ha già parlato di «ulteriore riduzione dei ricoveri per ridurre la spesa», insomma, si prefigurano tempi durissimi.
«Il problema vero -continua il segretario regionale della Cgil- è che quando ci sono crisi di settore il personale espulso da un comparto si sposta verso un altro, ma se la crisi è generale chi si ritrova senza lavoro rischia di rimanere a lungo inoccupato». Capitolo pagamenti. I privati sono in grande affanno, la pubblica amministrazione è in ritardo sulle liquidazioni di servizi già prestati come lavori pubblici e welfare. «Tutti servizi sociali che nel corso degli anni sono stati privatizzati. Mi riferisco a sanità, assistenza degli anziani, asili nido privati e case di riposo, in difficoltà perchè Asl e Regione non erogano più i pagamenti pattuiti. Lo Stato deve mettere mano al portafogli per far pagare gli stipendi ai lavoratori, altrimenti è un cane che si morde la coda». Ma come uscire da una situazione di stagnazione che rischia di peggiorare nel 2009? «Il nuovo governo regionale guidato da Gianni Chiodi dovrebbe intraprendere quattro grandi azioni. In primis dovrebbe chiedere al Governo nazionale di aumentare le risorse per la Cigs, la cassa integrazione, in modo che possano beneficiarne anche le aziende al di sotto dei 15 dipendenti. E' già stato fatto in passato e potrebbe essere fatto anche adesso, a maggior ragione in questo periodo di crisi. Poi, facendo una grossa azione sull'erogazione del credito. Occorre un tavolo trilaterale Regione-banche-sindacati per fare un punto della situazione e capire come organizzarsi e, quindi, procedere ad una legge sul cofinanziamento alle imprese». Gli altri due punti che il sindacato richiede riguardano i rapporti tra imprese e Stato in modo che prendano il via i progetti già concordati come il Campus della Sevel, il centro di ricerca della Micron ed i comparti automotive ed agrolimentari della Valle Peligna. Infine, «occorre ristrutturare seriamente il debito regionale -conclude Di Cesare- , che ormai costituisce la quarta voce del bilancio regionale dopo sanità, personale e trasporti».

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