L'AQUILA - Un anno terribile, il 2008, per le aziende abruzzesi, in una cornice nazionale e internazionale preoccupante con la crisi finanziaria, il costo delle materie prime alle stelle, la concorrenza dei Paesi emergenti, i riflessi negativi sull'economia reale, le imprese in difficoltà, la cassa integrazione in forte aumento, la crescente incertezza per l'occupazione specie per i lavoratori precari. Per Calogero Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo, dodici mesi da dimenticare. «Stiamo attraversando -dice- una situazione economica senza precedenti e non abbiamo molte certezze per il futuro». Anche perché i guai dell'Abruzzo non riguardano soltanto l'anno che se n'è andato. «La nostra è l'unica regione che dal 2001 al 2007 è regredita in termini di ricchezza prodotta, e va sottolineato che senza l'ingresso nell'Unione europea dei Paesi dell'Est, oggi l'Abruzzo, con i suoi parametri, sarebbe tornata ad essere un'area depressa».
Grande accusata è la politica. Marrollo non ha peli sulla lingua: «Sì, la politica è avvertita come il maggiore ostacolo allo sviluppo». Chiodi, neo-presidente della Regione, prenda nota, pur se all'atto del suo insediamento ha mostrato di condividere gran parte delle preoccupazioni di Marrollo, che punta anche lui il dito sulla sanità. «Il deficit sanitario è la palla al piede dell'Abruzzo. Un pozzo senza fondo che blocca ogni altro progetto d'investimento. Un costo che imprese e cittadini stanno già pagando con l'aumento delle imposte regionali, per cui va scongiurata ogni ulteriore crescita della pressione fiscale. Conosco Chiodi, è persona di grande competenza, mi aspetto da lui interventi seri, concreti, diretti ai problemi». Problemi che sono la mancata semplificazione amministrativa, la mancata riforma degli enti strumentali, dei consorzi e dei distretti industriali «che vanno ridefiniti -spiega Marrollo- secondo logiche di settore e fattori competitivi che facciano riferimento a nuove tecnologie, servivi e competenze».
Le richieste degli imprenditori abruzzesi sono in sostanza quelle già formulate in campagna elettorale. «Ma vale la pena ripeterle, ora che stiamo per avere un nuovo governo regionale». E Marrollo le elenca: «Entro i primi cento giorni va istituita un'unica Agenzia di Sviluppo regionale economica che potrebbe riassorbire sia la Fira che gli stessi Consorzi industriali. In tal modo la finanziaria regionale non dovrà più svolgere attività di pura e semplice valutazione delle pratiche di finanziamento, ma un effettivo ruolo di "venture capital", affiancandosi nel rischio di nuovi progetti imprenditoriali». Nei sei mesi successivi, Confindustria Abruzzo chiede l'approvazione di una legge regionale di settore per l'industria, e la ricognizione delle necessità infrastrutturali e logistiche per la competitività delle imprese. Sollecita inoltre la realizzazione di un osservatorio regionale sul credito, un organismo tecnico per valutare la programmazione regionale, il ripristino di fondi distolti dal settore turistico, la riforma dell'Aptr, la riduzione della pressione fiscale, la semplificazione amministrativa, la diminuzione dei costi della politica.