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Data: 07/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bonanni: subito la riforma dei contratti. «Per superare la crisi serve partecipazione non antagonismo». L'intervista/ Il leader Cisl chiede al governo un tavolo di concertazione per nuove misure anti-recessione

ROMA «Uno dei passaggi fondamentali per superare la crisi è l'evoluzione da un modello contrattuale anacronistico e antagonistico ad uno partecipativo. Proprio perché siamo di fronte ad una crisi profonda bisogna accelerare su questo punto perché con un modello incentrato sul secondo livello i lavoratori hanno più possibilità di scambio su obiettivi comuni con l'impresa mentre concentrando tutto sulla contrattatazione nazionale ormai non sempre si riesce ad ottenere risultati adeguati». E' un fiume in piena il leader della Cisl Raffaele Bonanni in vista dell' apertura del palcoscenico politico-economico 2009.
Segretario, la riforma dei contratti doveva essere chiusa nel 2008. Poi la crisi sembra aver fatto slittare i tempi...
«Ma è vero proprio il contrario. E' la crisi che rende sempre più urgente riformare il modello contrattuale. Il decollo della riforma è stato ritardato dalla necessità di concordarla con tutte le parti sociali, comprese Confapi, artigiani e commercianti. Ma il nodo da sciogliere non è tecnico ma politico»
Quale?
«Non si può continuare a mantenere in piedi un modello antagonistico di contrattatzione. Questo meccanismo finisce per dare ai lavoratori meno strumenti di scambio. Invece proprio il necessario rilancio della produzione, sia aziendale che in ambito territoriale, indispensabile per uscire dalla crisi, costituisce un'occasione importante per migliorare la contrattazione»
Come?
«Incentrandola sul secondo livello. E' qui che si può concentrare lo scambio fra azienda e lavoratore su obiettivi comuni. E' qui che il clima di partecipazione e collaborazione può procurare il massimo valore aggiunto»
Lei crede che la riforma dei contratti possa essere uno degli elementi decisivi per stimolare l'economia italiana in funzione anti-crisi. ma Cos'altro potrebbe essere messo in campo?
«Da tempo chiediamo al governo di convocarci e di inaugurare un tavolo concertativo contro la crisi»
Non basta il decreto varato prima di Natale che il Parlamento si appresta ad esaminare e modificare?
«Si tratta di un interessante punto di partenza e come sindacato abbiamo stimolato il Parlamento per migliorarlo. Ma ora crediamo che si possa fare di più»
In che senso?
«Io insisto affinché il governo sia più coraggioso. Deve investire di più, discutere di più e anche aprirsi di più. In una situazione economica così difficile e complessa non è consigliabile una gestione elitaria, un po' solitaria e perfino in qualche occasione dirigista. Il Paese deve essere consapevole e dunque deve essere coinvolto. E questo discorso la Cisl lo ha sempre fatto, con qualsiasi governo»
Questo per lo scenario generale ma in sostanza cosa si dovrebbe decidere al tavolo della concertazione?
«Intanto noto che all'estero, vedi la Germania della Merkel oppure gli Usa di Obama, si sta studiando qualcosa di nuovo. In Italia c'è sicuramente qualcosa da fare sul fronte degli investimenti e delle infrastrutture. Poi si tratta di vedere se ci sono risorse per ulteriori aiuti fiscali e infine bisogna mettere a punto misure specifiche anti-crisi come quella della settiman corta per consentire a tutti di lavorare»
Lei crede che davvero l'idea della settimana corta possa tramutarsi in realtà?
«Penso convenga a tutti. Non si ceano tensioni fra i lavoratori che restano al lavoro e quelli destinati alla cassa integrazione; i lavoratori conservano le loro capacità professionali; l'assistenza non degenera; si crea una collaborazione positiva fra aziende e lavoratori in un momento difficile per entrambi. Si può fare anche più ampio ricorso al part-time e ai contratti di solidarietà. La formazione va adattata alla nuova situazione e può essere accompagnata da forme di integrazioni del reddito. Insomma dobbiamo rafforzare la bilateralità. Questa è la chiave per uscire dalla crisi»
In questo quadro quale sarebbe il ruolo del governo?
«Dovrebbe delineare ammortizzatori sociali ad hoc. Devono aumentare gli interventi di integrazione al reddito anche in funzione dei carichi familiari. Ma più in generale un intervento di questo tipo sottolineerebbe che non si esce dalla crisi con contrapposizioni sterili ma solo con modelli partecipativi».

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