Mascitelli: «I nostri consiglieri senza vincolo di maggioranza Per noi la giunta è già decaduta»
PESCARA. Dopo la mossa a sorpresa di D'Alfonso, arriva lo strappo del partito di Antonio Di Pietro. Restiamo in maggioranza «con funzioni di controllo», aveva annunciato lunedì, a caldo, il capogruppo in Comune lasciando negli alleati l'illusione di un centrosinistra compatto. Il giorno dopo, però, l'Italia dei Valori rompe gli indugi, prendendo le distanze con toni che non lasciano dubbi: «L'interpretazione sul ritiro delle dimissioni è una evidente forzatura che non dà merito al rispetto delle istituzioni» dice il coordinatore regionale Alfonso Mascitelli, parlando di «un epilogo per certi versi farsesco».
«Non condividiamo l'interpretazione dell'articolo 53 del Testo unico degli enti locali fatta da D'Alfonso» afferma Mascitelli, «è una forzatura evidente che contraddice gli annunci e i buoni propositi dei vertici del Partito democratico che, nei giorni scorsi, avevano parlato di maggior rigore e trasparenza di comportamenti da parte di chi opera all'interno delle istituzioni e di un rilancio della questione morale che, però, non può essere risolta con i certificati medici». È assai più che critica la posizione che l'Italia dei Valori assume al termine di una lunga riunione a cui prendono parte, assieme a Mascitelli, il segretario provinciale Carlo Costantini, i consiglieri Filippo Pasquali e Gina Ciccarelli e gli assessori dimissionari Michele Di Marco e Camillo Sulpizio nella sede del partito, a Pescara. Dunque, nessuna adesione alla maggioranza. Perché, sottolinea Mascitelli, «la distinzione tra maggioranza e opposizione è superflua dal momento che riteniamo la giunta e il consiglio decaduti»: il partito, quindi, conferma la decisione di restare fuori dalla giunta, si considera sciolto da ogni vincolo e si prepara a votare «caso per caso, valutando i provvedimenti urgenti e necessari per la città, in funzione di controllo e per evitare forzature elettoralistiche».
È una sterzata brusca, che rischia di mettere in difficoltà l'amministrazione che il vice sindaco Camillo D'Angelo guiderà fino alle elezioni di giugno, assottigliando la maggioranza di 24 consiglieri finora salda attorno alla figura di Luciano D'Alfonso. Ma per l'IdV, la questione va oltre l'appoggio alla maggioranza: per il partito di Di Pietro, infatti, contrariamente a quanto sostiene il Pd, giunta e consiglio non sarebbero più nella pienezza dei poteri: «Politicamente si decide se stare o meno in una maggioranza se c'è pienezza delle funzioni: la forzatura della legge non toglie nulla al fatto che la giunta è decaduta e che i consiglieri potranno occuparsi solo di questioni indifferibili» ribadisce Mascitelli. «Un caso simile è quello che si è verificato in Regione, dove giunta e consiglio potevano provvedere solo ad atti urgenti e indifferibili».
È duro anche il commento del parlamentare Carlo Costantini, ex candidato del centrosinistra alla Regione: «Non posso non dissociarmi dal percorso tortuoso, fantasioso e privo di precedenti a livello nazionale individuato da D'Alfonso in un momento così difficile per lui e per tutto il centrosinistra» afferma. «Ieri D'Alfonso ha ritirato le sue dimissioni da sindaco, sostituendole con un certificato medico. Io non credo che sia stata opportuna una scelta che nasce da una interpretazione dell'articolo 53 del Tuel che non ha precedenti in Italia. D'Alfonso rischia di danneggiare se stesso e le sue strategie difensive con una scelta che a me» sottolinea, «pare dare forza al centrodestra che lo accusa di interpretare e applicare con disinvoltura le leggi dello Stato. Un impedimento fisico o è permanente e, dunque, definitivo e perpetuo, o continua».
L'Italia dei Valori, quindi, attende un intervento dei ministero dell'Interno: «Credo che di fronte a questo caso atipico, il Ministero potrà interpretare la validità di questa scelta e indicare quali siano le reali competenze del consiglio comunale decaduto» conclude Mascitelli. «Se dobbiamo per ipocrisia politica credere all'invalidità permanente, noi dell'IdV non vogliamo assecondare questa ipocrisia. L'arrivo del commissario sarebbe stata scelta più trasparente».
Di Marco e Sulpizio lasciano dunque definitivamente la giunta, da cui erano stati ritirati dopo l'arresto, mentre i due consiglieri (erano tre prima dell'abbandono di Rocco Persico, ora passato al Gruppo misto) voteranno senza più osservare fedeltà alla maggioranza. Sono dunque 22 i consiglieri che da oggi consentono la sopravvivenza dell'amministrazione di centrosinistra, rispetto ai 25 (24 più il sindaco) a disposizione all'inizio della consiliatura. Per ora non si evidenziano altre crepe: «Tutti uniti per portare avanti il mandato fino al voto» assicurano dal Pd. Ma il rischio di andare sotto in consiglio esiste: per sparigliare le carte, bastano un'influenza o una defezione improvvisa.