L'AQUILA - Squadra di governo entro metà gennaio. E' questa la promessa di Gianni Chiodi, ma non sarà facile mantenerla. Il governatore neoletto, che ieri ha completato la visita degli uffici aquilani a Palazzo Silone, ne ha parlato nel lungo incontro riservato con i senatori Filippo Piccone e Paolo Tancredi prima di salire a Roccaraso per inaugurare "Neveazzurra", due giorni fa. E dal minivertice a tre è emerso che la formazione della nuova Giunta non sarà tutta rose e fiori anche per il nuovo presidente, che si è distinto sinora per un comprensibile entusiasmo. Ci sono le pretese di An e quelle di FI, che vogliono ciascuna quattro assessori. C'è "Rialzati Abruzzo" che un assessorato lo reclama per Carlo Masci, c'è il Mpa forte della performance elettorale di Giorgio De Matteis che non può essere ignorata, c'è la Dc di qul Rotondi che ha già lanciato un pesante avvertimento («Il Pdl ha vinto in Abruzzo solo grazie alle Procure che hanno messo in crisi il Pd»); c'è Mauro Febbo che (oltre a un assessorato tra Trasporti e Agricoltura) vuole la vicepresidenza pur già assegnata di fatto ad Alfredo Castiglione, infine c'è il progetto strategico dello stesso Chiodi che vorrebbe due assessori esterni. Facendo i conti, si andrebbe ben al di là delle dieci deleghe previste dallo Statuto. Ci sono tuttavia un paio di elementi che giocano a favore del governatore: il ritardo degli uffici circoscrizionali elettorali nella proclamazione degli eletti (ufficializzata solo ieri sera) che dà a Chiodi più tempo; e un mezzo passo indietro da parte di De Matteis, che darebbe via libera a Nazario Pagano per la presidenza del Consiglio regionale (Pagano, detto per inciso, preferirebbe fare l'assessore). E così De Matteis, che punta alla presidenza del Consiglio, accetterebbe il ruolo di vicepresidente vicario, incarico istituzionale comunque importante. Si libererebbe in tal modo almeno un posto in Giunta come chiede Chiodi. Ma non è tutto così semplice. An, ad esempio, chiede quattro assessori, ma potrebbe averne tre: a rischiare sarebbe Gianfranco Giuliante, coordinatore provinciale dell'Aquila, sia perché ha avuto il "privilegio" del listino, sia perché L'Aquila è stata l'unica provincia a non avere eletto un consigliere di An. Sempre a causa del listino, potrebbe restare a terra l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Tagliente. Dunque niente assessorato alla Sanità per lui che potrebbe andare, più che al teramano Lanfranco Venturoni, al marsicano Walter Di Bastiano, sponsorizzato dal coordinatore Pdl Piccone che vedrebbe come il fumo negli occhi un ingresso in giunta di Daniela Stati. I buoni propositi di Chiodi cominciano a scontrarsi con una realtà diversa, in cui non mancano veti incrociati e colpi bassi.