ROMA. L'Alitalia è sempre più vicina alla scelta di Air France come partner, a Malpensa si assicura qualche linea intercontinentale in più. Ufficialmente si chiude senza né vincitori né vinti il braccio di ferro fra Bossi e Berlusconi sull'aeroporto milanese, ma nella sostanza il Carroccio deve fare buon viso a cattivo gioco. Almeno per il momento. Berlusconi ha ribadito che l'unica offerta arrivata fino ad ora è quella di Air France con cui c'è «una trattativa molto avanzata», mentre Lufthansa anche ieri non avrebbe mostrato che un generico interesse per il mercato italiano.
Anche se, assicura, se in queste ore Lufthansa dovesse fare un'offerta più vantaggiosa «nulla impedisce a Cai di prenderla in considerazione». Un'ipotesi che però sembra un artificio retorico per dare soddisfazione al Carroccio (i cda di Alitalia e Air France sono convocati per lunedì quasi certamente per approvare l'intesa). Al di là dunque della facciata, il Cavaliere si è detto disponibile a trovare altre soluzioni per difendere Malpensa e la Lega ha chiesto che, nel caso sia siglato l'accordo con Air France, siano liberalizzati gli slot (in sintesi, i voli) dell'aeroporto milanese (proposta già avanzata dal Pd che ieri sera ha anche presentato una mozione in questo senso al Senato). Il Carroccio non rinuncia comunque a sottolineare la sua difesa di Malpensa e, dopo l'incontro di ieri definito «interlocutorio», ne avrebbe chiesto a Berlusconi un altro di verifica per la settimana prossima.
Nel balletto delle dichiarazioni e delle note diffuse a fine vertice, sembra però soprattutto di assistere a un dialogo fra sordi all'interno della maggioranza. La Lega insiste: Lufthansa è ancora in gioco. Non è vero, fanno sapere il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il forzista Fabrizio Cicchitto: «Lufthansa non ha presentato nessuna offerta e l'accordo con Air France è ormai alle porte».
E in una nota diffusa dopo il vertice la Lega avverte però minacciosamente: «Chi pensa di far operare una compagnia aerea senza considerare Milano come un hub è destinato al fallimento e al ripetersi degli stessi errori di Alitalia».
Per il Pd la conclusione della tormentata vicenda non si presta a dubbi: «Il governo Berlusconi ha svenduto l'Alitalia», accusa Walter Veltroni. Dopo quasi un anno, sottolinea infatti il segretario del Pd, Air France si trova a comprare dopo che i debiti della compagnia sono stati scaricati sui cittadini italiani e con la certezza del monopolio della tratta Roma-Milano, la più redditizia. Il tutto costerà agli italiani più di tre miliardi di euro rispetto all'intesa che aveva concordato il governo Prodi. Ma il governo attuale, accusa sempre Veltroni, «è poco interessato agli interessi generali, mentre gli stanno a cuore di più quelli particolari».
A Palazzo Grazioli ieri sono andati in scena due incontri separati: da una parte quello del presidente del Consiglio con una delegazione leghista composta da Bossi, Calderoli, Maroni, Castelli e Cota. Dall'altra, quello fra i vertici di Cai-Alitalia, Rocco Sabelli e Roberto Colaninno, con Gianni Alemanno e Letizia Moratti.
Al termine dell'incontro con Berlusconi la Lega ha diffuso una nota in cui sottolinea che Berlusconi ha assicurato «di affrontare e risolvere il problema di Malpensa», che la scelta del partner estero da parte di Cai non è stata ancora definita.
Maurizio Gasparri minimizza: la Lega «suona la gran cassa, poi vedremo nei fatti». «In un Paese normale - assicura invece Pierluigi Bersani (Pd) - non ho mai visto un governo che ha fatto un'operazione più fallimentare. Questo governo dovrebbe andarsene a casa».