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Pescara, 30/04/2026
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Data: 10/01/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Niente certificato, e scoppia la rissa. Lo stato di salute del sindaco resta un mistero, volano spintoni e insulti

La scintilla che ha fatto esplodere la polveriera è scoccata alle 21, un attimo dopo che il Consiglio comunale ha respinto con i voti della maggioranza la richiesta del Pdl a verificare, a porte chiuse, il contenuto del certificato medico del sindaco. Richiesta affondata con 21 no a fronte dei 14 Sì dell'opposizione. Non restava che passare rapidamente al voto sulla presa d'atto dell'uscita di scena del sindaco D'Alfonso. Qualche minuto ancora e la seduta sarebbe stata archiviata. Invece no. Proprio in quel momento è scattata la clamorosa azione di protesta che l'opposizione aveva preparato dal pomeriggio. Stroncata sul nascere, però: Lorenzo Sospiri, Luigi Albore Mascia e Marcello Antonelli non hanno fatto in tempo ad esporre un maxi striscione con la scritta "Basta Imbrogli" che si sono ritrovati addosso i vigili urbani sollecitati dal presidente del consiglio, Enzo Dogali. Lo striscione è stato stracciato e in un attimo l'aula consiliare s'è trasformata in un ring. Sono volati spintoni mentre all'angolo della sala si formava una marea montante che a fatica ha guadagnato l'uscita sul retro. Dalla platea di sponda Pdl urla e insulti pesanti, gestacci e minacce di aggressioni. Gianni Papponetti ha invaso l'area degli scranni inveendo contro i consiglieri Del Vecchio e Tenaglia, momento di tensione altissima interrotto solo quando Berardino Ferrara, detto Moniè, è intervenuto per prendere letteralmente di peso Papponetti, allontanandolo. Nel corridoio, intanto, ancora tensione, rabbia, parole forti. Sotto shock Lorenzo Sospiri: «Una cosa del genere non s'era mai vista, ci hanno assaliti subito. Mentre noi l'altra volta abbiamo sopportato gli schiamazze e gli striscioni pro-D'Alfonso senza che ci fosse un solo vigile ad intervenire». «Oggi è morta la democrazia, ma nessuna paura: saremo noi a ripristinarla» hanno commentato Luigi Albore Mascia e Carlo Masci, mentre Pastore reagiva con astio e sdegno: «Sono loro i primi rei qui dentro!». Nicoletta Verì, al riparo dalla ressa: «Non hanno voluto ascoltarci ed hanno sbagliato, ci hanno chiuso ogni possibilità di confronto» ha detto.
Per la cronaca, il Consiglio è proseguito con i soli consiglieri di maggioranza rimasti in aula per approvare la presa d'atto della decisione di D'Alfonso (21 a favore e 2 astenuti) non senza polemiche, però, vista la presa di distanze di Silvio Profico (contrario all'uscita di scena del sindaco col certificato medico) e soprattutto i cavillosi arzigogoli dell'Italia dei Valori nel giustificare al pubblico e all'aula le posizioni divergenti di Pasquali, e per l'altro verso della Ciccarelli, rispetto ai dettami di Costantini e Mascitelli, per non citare Di Pietro. La seduta di ieri ha evidenziato la fragilità, le incomprensioni e i veleni di un consiglio orfano di un D'Alfonso che nel bene e nel male faceva da collante tanto per la maggioranza quanto per l'opposizione e che, evitando le dimissioni, ha lasciato un palazzo ingovernabile. Durante la seduta il centrodestra ha insistito soprattutto con Masci e Pastore per conoscere il contenuto del certificato medico, tantopiù alla luce delle dichiarazioni del medico e consigliere Giancarlo Perfetto, ieri assente dall'aula per ragioni di opportunità, il quale aveva dichiarato di non aver usato i termini "ingravescente e permanente" per definire la patologia del primo cittadino. Un'interruzione dei lavori non è bastata, e neppure la corporativa difesa dei medici ad opera della Ciccarelli, a spiegare che «un certificato medico si accetta e non si discute», come ribadito da Di Pietrantonio e Del Vecchio, e poi De Dominicis e Visci. La patata bollente passa al prefetto ma su un aspetto il senatore Pastore e il Pdl non indietreggiano: occorre una voce imparziale per definire permanente l'uscita di scena di D'Alfonso. O altrimenti nuove elezioni verrebbero indette sulla base di un patto di fiducia, sancito dal certificato. Cosa mai vista e forse fuorilegge. In ultimo, il Consiglio di Stato non s'è pronunciato sul ricorso del Pdl per il voto di aprile: documentazione insufficiente, serve un supplemento.



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