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Data: 10/01/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Sì di Air France, pronti a entrare con il 25%. Lunedì l'ok di Cai e l'accordo, mentre spunta l'emendamento salva-Malpensa

Ma Lufthansa ancora non si ritira, ci sono due giorni di tempo per presentare una controproposta

MILANO. La partita sembra chiusa. Con il via libera del consiglio di amministrazione di Air France-Klm alla formalizzazione di un'offerta per l'alleanza con la nuova Alitalia l'accordo sembra veramente vicino alla firma. Il gruppo franco-olandese acquisirà il 25 per cento del capitale Alitalia.
L'esborso sarà pari a 310 milioni di euro, 60 in più del prezzo pagato dagli azionisti Cai. Già lunedì il cda della Cai è convocato nella sede della Magliana per valutare l'offerta franco-olandese. E la battaglia per Malpensa è ora legata ad un emendamento al ddl anticrisi presentato dalla Lega per tutelare lo scalo varesino.
Le porte per Lufthansa non sono però ancora ufficialmente chiuse: la compagnia aerea tedesca ha tempo fino a lunedì per presentare una controfferta che le permetta di entrare nel capitale della nuova compagnia di bandiera italiana al posto dei francesi. Una portavoce del gruppo tedesco ha detto che «i contatti continuano e sono in corso anche in queste ore. Abbiamo presentato una proposta di collaborazione nel quadro di StarAlliance, non un'offerta, ma la possibilità di presentare un'offerta c'è ancora».
La partita per Malpensa intanto si è spostata in un'altra sede. I deputati leghisti hanno preparato un emendamento da inserire nel decreto legge anticrisi in corso d'approvazione al Parlamento. Si tratta di una proposta a firma dei relatori al dl all'esame delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera che chiede al ministro delle Infrastrutture, di concerto con gli Esteri, di raggiungere in 30 giorni dall'entrata in vigore del provvedimento «accordi bilaterali nel settore aereo al fine di ampliare il numero dei vettori ammessi a operare sulle rotte nazionali internazionali ed intercontinentali». In pratica una norma che rende immediatamente attuabile la liberalizzazione degli scali, come richiesto anche dal presidente della Provincia di Milano Filippo Penati che assieme ai circa 60 rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico lombardo e dei sindacati ha inviato a Berlusconi un "Manifesto per lo sviluppo di Malpensa" con il quale si chiede l'immediata liberalizzazione dei diritti di volo e misure urgenti «affinché continui l'attività Cargo fino all'inizio della piena operatività del nuovo operatore». Lo stop previsto per le attività Cargo previsto per il prossimo 13 di gennaio - rileva Penati - rischia di far saltare 1.500 posti di lavoro, indotto compreso.
Se il futuro di Malpensa è incerto, anche i lavoratori di Fiumicino non sono tranquilli. Ieri nell'hub romano si è tenuta una nuova assemblea dei lavoratori Alitalia, indetta dalle segreteria nazionali Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti e Ugl Trasporti. Le quattro sigle protestano contro le «numerose situazioni di violazione degli accordi da parte di Cai». «Siamo in assemblea - dice Silvano Bernacchia, della Filt Cgil - perché non sono stati rispettati gli accordi. Chiediamo che Cai faccia una rivisitazione delle scelte effettuate finora sui criteri di assunzione, le esternalizzazioni e che il sottosegretario Letta, che si è fatto garante, possa far rispettare gli accordi firmati il 31 ottobre scorso». In assenza di segnali nelle giornate del 12 e del 13 gennaio, conclude il sindacalista, «ci sarà una mobilitazione generale su tutto il territorio nazionale». La decisione è stata presa dopo la lettera inviata dai sindacati al governo, che esprimeva "forti criticità" sull'avvio della nuova compagnia fissato per il 13 gennaio. Le difficoltà, secondo i sindacati di categoria confederali, «nascono da iniziative non condivise che alterano le intese così faticosamente raggiunte dall'accordo di Palazzo Chigi». L'azienda non sta rispettando gli impegni su contratti a tempo determinato e indeterminato, processi di esternalizzazione e settore manutenzione. Inoltre i criteri di assunzione, di assegnazione geografica e di tutela sociale delle lavoratrici madri stanno creando «profondo disorientamento». I vertici dell'azienda hanno dimostrato «oggettiva inadeguatezza», concludono, e la data di partenza del nuovo gruppo potrà essere caratterizzata da «elevati ingiustificabili disservizi»

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